PALAZZO D'ORLEANS, SEDE DELLA PRESIDENZA REGIONE SICILIA, A PALERMO

Caso Cannes: Scarpinato cambia delega, sarà assessore ai Beni culturali

Un cambiamento per fare sì che nulla cambi. Potrebbe sembrare una decisione degna del Gattopardo quella di Renato Schifani, che dopo l’affaire Cannes, con il finanziamento – poi revocato – di 3,7 milioni di euro a una società lussemburghese per organizzare eventi di promozione dell’Isola al festival del cinema, decide di togliere a Francesco Scarpinato la delega di assessore regionale al Turismo, sport e spettacolo. E di conferirgli poi quella ai Beni culturali e all’Identità siciliana, scambiandolo di posizione con la collega Elvira Amata, anche lei esponente di Fratelli d’Italia.

E dire che i passi che hanno portato a questo stravolgimento di deleghe avevano fatto fibrillare la maggioranza e la coalizione di centrodestra, ormai notoriamente cagionevole quando c’è da risolvere questioni interne. E c’è voluto persino un incontro a Roma tra il presidente della Regione e i vertici di Fratelli d’Italia, spinti dalla reazione a spada tratta del predecessore e compagno di partito di Scarpinato, Manlio Messina, per giungere a una rivoluzione che di fatto non cambia niente: stesse persone in giunta, stesso partito con le stesse deleghe. Si conclude così, parlando di «intesa frutto di un lavoro di mediazione», la prima grossa grana dell’era Schifani. Con buona pace degli altri partiti di coalizione che suggerivano al presidente di non riconfermare la delega al turismo ai meloniani, malgrado l’innegabile peso che il partito della presidente del Consiglio ha sull’esecutivo regionale.

E mentre all’opposizione il Movimento 5 stelle, per bocca del suo capogruppo all’Ars Antonio De Luca, parla di «gioco delle tre carte» e della «più grossa presa in giro ai siciliani degli ultimi anni. Se Scarpinato è responsabile dell’affaire Cannes, non comprendiamo come possa essere idoneo per qualsiasi altra casella della giunta. Spostarlo dimostrerebbe solo la debolezza di Schifani e la sua netta e pericolosa subalternità a FdI, cosa di cui, onestamente c’erano ormai pochi dubbi». Più tiepido appare il Partito democratico, che sembra apprezzare quanto meno il tentativo di muovere le acque.


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