All’inizio fu Vittorio Sgarbi ad avere l’intuizione di vendere a un euro le case abbandonate. Tutto comincia, nel 2008, quando il critico d’arte era sindaco di Salemi. L’idea era quella di fare rivivere il borgo del Trapanese che era stato distrutto dal terremoto del Belice del 1968. Un’iniziativa che ebbe un grande clamore mediatico, ma […]
Case a un euro in Sicilia, dal lento decollo del progetto al documentario della Bbc
All’inizio fu Vittorio Sgarbi ad avere l’intuizione di vendere a un euro le case abbandonate. Tutto comincia, nel 2008, quando il critico d’arte era sindaco di Salemi. L’idea era quella di fare rivivere il borgo del Trapanese che era stato distrutto dal terremoto del Belice del 1968. Un’iniziativa che ebbe un grande clamore mediatico, ma nemmeno una delle case a un euro fu venduta allora. Nonostante il fallimento nell’immediato, quell’intuizione ha avuto un seguito. Non solo a Salemi ma in varie parti dell’Isola.
Le case a un euro in Sicilia
Oggi sono una trentina i territori siciliani della aree interne che, con il progetto delle case a un euro, provano a porre rimedio al logoramento dovuto al fenomeno dello spopolamento. Un’iniziativa che prevede la vendita, alla cifra simbolica di un euro, da parte di proprietari di immobili vecchi e abbandonati nei centri storici. Sono i Comuni a farsi da intermediari tra i privati con la ricerca di acquirenti disposti a investire un euro in una casa da recuperare e valorizzare.
Un progetto che, tra alti e bassi, va avanti da anni ormai nell’Isola. Con esiti diversi in territori diversi. Partendo dalla rigenerazione urbana, alcuni Comuni sono diventati comunità allargate. Certi territori remoti hanno scoperto potenzialità che, fino a quel momento, erano rimaste nell’ombra. In alcune delle aree interne dell’Isola, a rischio spopolamento, si è innescato un circolo virtuoso che ha fatto da volano per l’economia locale.
Salemi protagonista di un documentario della Bbc

Il primo tentativo di case a un euro in Sicilia fu un flop. «Quel bando era troppo complicato. Lo abbiamo snellito ed è stato un boom», racconta il sindaco di Salemi Vito Scalisi. Immobili diroccati hanno avuto nuova vita grazie al vincolo di ristrutturazione in tre anni. E ce ne uno che avuto una nuova vita più speciale delle altre. «Su uno di questi, nel 2022, si sono accesi i riflettori delle Bbc (il servizio pubblico radiotelevisivo nel Regno Unito, ndr) che – aggiunge il primo cittadino – l’ha acquistata per un documentario». Si intitola The italian job ed è una serie di otto puntate: i conduttori – Amanda Holden e Alan Carr – acquistano e ristrutturano due case a un euro a Salemi. L’obiettivo è trasformarle in una dimora da sogno e devolvere il ricavato della vendita a beneficenza.
Mussomeli, il primato nazionale

Con 550 case a un euro vendute, Mussomeli detiene il primato nazionale. Nel comune in provincia di Caltanissetta che conta poco più di 9770 abitanti, l’iniziativa di rigenerazione urbana è stata lanciata nel 2017. Otto anni in cui «è già stata completata la ristrutturazione di più di 150 case», dice soddisfatto a MeridioNews il sindaco Giuseppe Catania. Nella cittadina che vanta una delle fortezze medievali più imponenti e meglio conservate dell’Isola, gli acquirenti delle case a un euro arrivano da 18 Paesi diversi: non solo da diverse parti d’Europa (dalla Francia al Belgio e dall’Olanda alla Germania) e dall’Inghilterra, «negli ultimi due anni – aggiunge il primo cittadino – i compratori sono arrivati soprattutto dagli Stati Uniti. Oltre a una folta comunità di argentini, ci sono cittadini provenienti perfino dall’Alaska e dallo Sri Lanka». Giovani e meno giovani, la fascia più ampia dei nuovi proprietari di case a Mussomeli è quella che va dai 40 ai 60 anni.
Le tre tipologie di acquirenti
E a Mussomeli sono riassunte le tre tipologie tipiche di acquirenti di case a un euro nell’Isola. C’è chi ha deciso di trasferirsi stabilmente nella cittadina al centro della Sicilia, soprattutto per godersi la pensione; chi non si è lasciato sfuggire l’affare per avere un punto d’appoggio che dista meno di un’ora da uno dei punti turistici più iconici dell’Isola (la Valle dei templi di Agrigento) e chi ha fatto un investimento per un’attività turistico-ricettiva. «Senza esagerare – fa notare Catania – va bene anche questo, perché è comunque una forma di promozione del territorio». Inizialmente scettici, anche i cittadini originari di Mussomeli si sono ricreduti. «Apprezzano che in giro si sentano parlare lingue straniere e, soprattutto valutano l’impatto economico (che il sindaco stima in circa 40 milioni di euro, ndr) sulle attività e le maestranze locali». Il progetto delle case a un euro a Mussomeli ha portato anche altro valore aggiunto.
Il valore aggiunto
Un protocollo con un accordo di cooperazione è stato sottoscritto con l’Università di Medicina di Rosario, in Argentina. Lo Stato sudamericano da cui arrivano a Mussomeli molti degli acquirenti delle case a un euro. «Diversi medici, da un paio d’anni – dice il primo cittadino – lavorano nel nostro ospedale potenziando i reparti che più soffrono per la carenza di personale». Nella cittadina del Nisseno, il progetto è andato ben oltre le case. «On un impatto immateriale – sottolinea Catania – che mai avremmo immaginato». Dalla contaminazione culturale, è nato anche un progetto solidale.
«Arrivato qui comprando una delle case a un euro, un cittadino australiano che è cuoco e blogger, ha dato vita a un’associazione di volontariato». Una realtà che, da quattro anni, porta avanti un progetto contro lo spreco alimentare: giovani volontari mussomelesi, sotto l’occhio attento del professionista, cucinano pasti con prodotti vicini alla data di scadenza e li distribuiscono agli anziani soli e alle famiglie in difficoltà. «Processi virtuosi di coinvolgimento che – conclude il sindaco – hanno aiutato anche la comunità originaria ad apprezzare di più i propri luoghi e a costruire una narrazione nuova del proprio territorio».