Foto di Fermento Urbano su Facebook

A Catania si prova a costruire case di quartiere: «Ormai ci sono solo luoghi di incontro per consumatori»

«A Catania non ci sono più luoghi di aggregazione che non vedano le persone esclusivamente come consumatori». Ne è convinto il presidente di Fermento Urbano Marco Cutispoto. Ed è da questa consapevolezza, che è nato il percorso verso la costruzione delle case di quartiere nel capoluogo etneo. «Spazi ibridi le cui parole chiave potrebbero essere prossimità, welfare e mutuo aiuto – spiega a MeridioNews Cutispoto – Ma sono soprattutto luoghi, che devono essere di tutti i cittadini, dove diverse associazioni insieme organizzano attività di vario tipo partendo dalle necessità del territorio». Una definizione solo abbozzata perché quella definitiva che, dovrebbe poi calzare a pennello sulla realtà catanese, dovrà venire fuori, mattone dopo mattone, dall’incontro e dal confronto. Per questo, Fermento Urbano – insieme a Catania film fest, fondazione Stella polare, Terre des hommes, Officine culturali e Zo centro culture contemporanee – ha organizzato tre appuntamenti pubblici per conoscere e fare conoscere alla collettività, agli enti del terzo settore e alla pubblica amministrazione le persone che hanno realizzato questi luoghi in altre città italiane.

Luoghi di prossimità è il titolo del ciclo di incontri per scoprire i presidi territoriali che altrove sono già stati in grado di dare continuità e sviluppo alle comunità locali. Da Bologna (in Emilia-Romagna) a Torino (in Piemonte) fino a Brindisi (in Puglia). «Sono tre esperienze con genesi e modelli già molto diversi tra loro, noi le ascoltiamo e le raccogliamo per creare poi la nostra», sottolinea al nostro giornale il presidente di Fermento Urbano, una realtà che da anni a Catania si occupa di rigenerazione urbana mediante pratiche partecipative. Non un progetto già preconfezionato da calare nella realtà locale, ma un percorso utile a costruire un modello catanese che tenga conto del differente contesto sociale e culturale. «Il nostro processo lo stiamo strutturando – spiega Cutispoto – innanzitutto partendo dall’idea di ragionare in maniera diffusa sulla città».

L’obiettivo sarebbe quello di dare vita, in uno o più quartieri di Catania che non sono stati scelti in modo preventivo, a un centro di aggregazione «che serva a evitare l’isolamento degli abitanti tutti, soprattutto degli anziani, dei bambini, dei migranti». Un progetto che, nell’idea di Fermento Urbano e nelle esperienze già maturate altrove, può funzionare solo se diverse realtà lavorano insieme per realizzarlo. «Un presidio di prossimità – precisa Cutispoto – ha senso di esistere se nasce per soddisfare le esigenze, anche iperlocali, delle persone che condividono l’abitare in un quartiere». La prima forma di socialità collettiva. «Nelle case di quartiere immaginiamo già diverse associazioni insieme anche se impegnate in attività differenti». Dal doposcuola per i bambini e i ragazzi allo sport e alle attività ricreative per gli anziani, ma anche l’attivazione di sportelli in base alle necessità degli abitanti che possono andare dal disbrigo pratiche alla digitalizzazione. «In questo momento – ci tiene a sottolineare Cutispoto – è un progetto partito dal basso, ancora in fase embrionale ma aperto alla collettività per costruirlo insieme».


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