Campobello, i migranti nella baraccopoli bruciata «Senza contratto di lavoro, non posso avere affitto»

«Quando è scoppiato l’incendio ero a letto. Io sono disposto ad andare in un casa, ma purtroppo per ora non è possibile». A parlare è Thierno, 36enne senegalese che da sei anni vive a Campobello di Mazara, dove la notte di Natale un incendio ha distrutto parte della baraccopoli in cui dormono i migranti stagionali impiegati per la raccolta di olive e agrumi. Al momento del rogo erano 70 i presenti, nessuno dei quali è rimasto ferito, anche grazie all’intervento dei vigili del fuoco che hanno messo in sicurezza alcune bombole di gas presenti nell’area. 

Nei mesi scorsi, nei cinquemila metri quadrati di terreno in contra Erbe Bianche, sono arrivati a soggiornare oltre 1500 persone. Tra loro anche Tiherno, che nel centro del Trapanese è ormai di casa. «Probabilmente l’incendio è nato per cause naturali – racconta -. Per due anni ho vissuto in affitto, ma con il contratto scaduto sono tornato qui a Erbe Bianche. Io vorrei andare in un casa, ma purtroppo ci vuole un garante e non ho sempre un contratto. Fino a un mese fa ho lavorato con un regolare contratto, adesso non più». I migranti che vivono a Campobello sono quasi tutti in regola con il permesso di soggiorno e provengono in larga parte dal Senegal e dal Gambia e sono impiegati in particolare per la raccolta della Nocellara del Belice. Molti di loro riescono a ottenere un regolare contratto di lavoro, altri lavorano in nero.

Tra chi ha prestato i primi aiuti dopo l’incendio ci sono i volontari di Libera. «Fortunatamente non ci sono stati feriti e tutti sono stati evacuati in tempo – commenta il referente Salvatore Inguì -. Sulle cause dell’incendio ancora non ci sono certezze, ma attualmente non abbiamo nessun elemento che faccia pensare al dolo. Anche se alcuni dicono che è stato appiccato da qualcuno che è poi fuggito, si presume sia stato causato da un fuoco acceso da qualcuno per riscaldarsi. Ieri – continua – ci siamo visti con l’assessore Lillo Dilluvio che ci ha dato tutta la disponibilità per permettere ai migranti di essere ospitati altrove». «Fortunatamente i danni sono stati contenuti e molte baracche possono essere ancora usate – spiega Leo Narciso, uno dei volontari -. Oggi insieme a Medici Senza Frontiere porteremo coperte e beni di prima necessità e poi, con la Caritas e altre associazioni, cercheremo di dare anche un pasto ai lavoratori ancora presenti nel campo di Erbe Bianche. Speriamo però di avere per tempo il campo in condizioni ottimali per il prossimo anno».

Il campo andato a fuoco sorge in prossimità di un area archeologica: «Ai margini sorge un sito totalmente abbandonato. Il terreno è privato e non si capisce come mai la Soprintendenza non abbia tutelato il sito», spiega a MeridioNews l’assessore Lillo Dilluvio. Quest’anno il sito che dove essere predisposto all’accoglienza dei braccianti, che si trova in un ex oleificio confiscato alla mafia, è stato consegnato in ritardo. «A causa di tantissimi problemi burocratici non siamo riusciti per tempo ad aprirlo. Però attualmente i lavoratori possono usare i bagni. Questo campo – prosegue Dilluvio – ci è costato già oltre 50mila euro. Speriamo di poterlo avviare in tempo il prossimo anno. Ma da soli non si va da nessuna parte. Con il nuovo prefetto di Trapani, Darco Pellos, stiamo avviando un’importante collaborazione in tal senso. Da parte mia e del sindaco Castiglione c’è tutta la sensibilità per poter dare un’accoglienza dignitosa a questi lavoratori».

Ma oltre i problemi burocratici ci sono anche le risicate risorse della casse del Comune: «Noi già da tempo abbiamo cercando altre strade per poter gestire il flusso di lavoratori stagionali nella nostra città. Anche perché – sottolinea l’assessore – non abbiamo le risorse per gestire oltre 1500 persone nel nostro comune, sicuramente vanno divisi nelle città vicine come Castelvetrano e Partanna». Al momento, però, bisognerà lavorare al ripristino degli spazi danneggiati. «Per poter avviare la bonifica del terreno occorrono circa 60mila euro – conclude -. Contiamo di poterli trasferire presto nello spazio dell’ex oleificio. Certamente non parliamo di ospitalità ma di accoglienza, potranno usare i bagni e delle docce».


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