Caltanissetta, braccianti agricoli sfruttati e minacciati di morte. Otto indagati

A Caltanissetta otto persone – di cui sei imprenditori agricoli – sono state indagate per caporalato e sfruttamento di braccianti stranieri. Una persona è finita agli arresti domiciliari, un’altra ha l’obbligo di dimora nella città di Delia e per altri titolari di aziende è stato disposto il divieto per un anno di esercitare l’attività d’impresa. Le indagini, iniziate a maggio dello scorso anno, hanno preso in considerazione il racconto di alcuni cittadini pakistani che avrebbero affermato che un uomo reclutava ogni mattina all’alba, vicino la stazione nissena, operai extracomunitari per portarli nelle campagne di Delia e di Agrigento a lavorare in nero.

Decine di operai che, stando ai loro racconti, pare venissero pagati molto poco rispetto al carico di otto ore di lavoro, peraltro in assenza di condizioni di sicurezza. Questione che è stata evidenziata anche durante uno dei controlli in cui è stato notato che gli operai erano ammassati in un furgone. Due persone avrebbero voluto anche percepire parte dei compensi spettanti ai braccianti per l’attività di intermediazione. Uno degli indagati avrebbe minacciato di morte gli operai in caso di mancato rispetto delle regole imposte e li avrebbe costretti a comprare gli attrezzi da lavoro. Nel Nisseno, vi è una grande comunità di pakistani che lavorano nelle campagne: uno di loro, Adnan Siddique, venne ucciso con cinque coltellate la sera del 3 giugno 2020 nel suo appartamento.


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