Caltanissetta, atto intimidatorio contro lo Iacp Assessore: «Colpa dei giornali e di Whatsapp»

«I giornali hanno fatto troppo allarmismo e poi c’è Whatsapp». Commenta così l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Caltanissetta, Carlo Campione, il ritrovamento di dodici proiettili davanti all’ingresso dell’Istituto autonomo case popolari. A lanciare l’allarme e avvertire le forze dell’ordine sono stati, questa mattina, alcuni dipendenti giunti sul posto di lavoro poco dopo le 8. Stando ai rilievi della polizia scientifica, che non hanno trovato segni di effrazione nel cancello, i proiettili potrebbero essere stati lanciati dall’esterno.

Tra le possibili cause al vaglio degli investigatori, ci sarebbero gli avvisi di sfratto recapitati ad alcune tra le persone che da anni vivono occupando gli alloggi popolari. Poco dopo l’intimidazione, si è svolto un incontro tra il direttore dell’ente Vincenzo Zafarana, Salvatore Licata – consigliere comunale che però, nel caso specifico, svolge il ruolo di legale di alcuni occupanti – e lo stesso Campione. «Abbiamo ragionato su come affrontare un problema che è certamente complicato perché ci troviamo davanti a un fenomeno di illegalità ma al contempo in molti casi si tratta di persone che ormai hanno una famiglia e non è facile convincerli a lasciare casa – commenta l’assessore -. La volontà è quella di trovare soluzioni, senza accendere gli animi più di quanto non sia stato fatto, utilizzando il dialogo e gli assistenti sociali».

A Caltanissetta sono 130 le famiglie che vivono in appartamenti popolari che spetterebbero ad altri. A tal proposito, martedì si è tenuta in prefettura una riunione a cui hanno partecipato le forze dell’ordine, i vertici dello Iacp e l’amministrazione comunale rappresentata proprio da Campione. Dall’incontro sarebbe venuta fuori la necessità di perseguire un approccio morbido nei confronti degli occupanti. Escludendo l’intervento della polizia. Il proposito, però, sarebbe stato travisato da alcune testate giornalistiche. «Hanno scritto che eravamo pronti a sfrattare con la forza ma questo non era vero, ed è servito soltanto ad alzare la tensione. Non posso dire che i proiettili siano stati una conseguenza di questa cattiva informazione, ma non lo escludo». A fare da effetto di risonanza sarebbe stato poi la nota app di messaggistica istantanea. «Gli occupanti hanno un gruppo su Whatsapp e la notizia degli sfratti è subito circolata», aggiunge Campione.

Messe da parte le presunte responsabilità dei media, l’assessore accenna poi alle scelte fatte negli scorsi anni dall’Istituto autonomo case popolari, che ha continuato a ricevere i pagamenti da parte degli occupanti. «Certo, per gli abitanti questo ha significato una legittimazione del diritto alla casa – ammette Campione – ma oggi è stato detto loro che non riceveranno più i bollettini dall’ente e se vorranno continuare a pagare lo dovranno fare utilizzando bollettini in bianco. Dove finiranno questi soldi? Saranno decurtati dal pagamento della sanzione, nel momento in cui saranno condannati dal Tribunale».

Tutti discorsi, comunque, che secondo Campione verranno affrontati l’anno prossimo. Perché per il momento la linea sarebbe quella di ritardare gli sfratti. «L’abusivismo non riguarda solo la nostra città e stiamo cercando di interloquire con la Regione per trovare una soluzione. In ogni caso fino alla prossima primavera non accadrà nulla», assicura l’assessore. 

A chiarire l’atteggiamento dello Iacp è il direttore Zafarana. «Gli abusivi hanno pagato quella che tecnicamente si chiama indennità di risarcimento danni – dichiara -. Si tratta di una misura prevista dalla normativa, che in un certo senso consente di dilazionare il risarcimento che verrà chiesto all’occupante al momento della sentenza». Tuttavia, l’ente negli ultimi mesi ha cambiato le modalità del pagamento. «È vero, abbiamo informato gli occupanti che non avremmo più inviato bollettini agli occupanti, ma questo per questioni contabili». Anche se a domanda diretta, Zafarana ammette che i bollettini in bianco servono anche ad altro. «Evitiamo di alimentare inutili aspettativi negli abitanti», conclude.  


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