Non si tratta di una percezione generale, perché i dati parlano chiaro: le aggressioni al personale medico e sanitario italiano hanno subito un’impennata del 37 per cento rispetto all’anno precedente, con circa 6.500 episodi gravi segnalati. La Sicilia ha visto un aumento del 55 per cento dei casi di violenze verso gli operatori sanitari, posizionandosi […]
Come funzioneranno le bodycam al Pronto soccorso del Policlinico di Messina
Non si tratta di una percezione generale, perché i dati parlano chiaro: le aggressioni al personale medico e sanitario italiano hanno subito un’impennata del 37 per cento rispetto all’anno precedente, con circa 6.500 episodi gravi segnalati. La Sicilia ha visto un aumento del 55 per cento dei casi di violenze verso gli operatori sanitari, posizionandosi tra le regioni con la crescita più forte. Nei giorni scorsi si è verificato l’ultimo caso, in cui un soggetto, in stato di alterazione, si è introdotto all’interno del Pronto soccorso del Policlinico G.Martino di Messina e ha aggredito un’infermiera. Qui, però, sono entrate in funzione le bodycam che il pronto soccorso di viale Gazzi ha adottato proprio nei giorni scorsi, attestandosi come primo presidio d’emergenza dell’isola a dotarsi di questa nuova tecnologia. Si tratta di mini fotocamere indossate sulla divisa, azionabili in caso di necessità ed in grado di registrare video e audio.
Il futuro si muove comunque in questa direzione, ce lo dimostra l’Asl di Salerno che ha recentemente avviato una sperimentazione sull’utilizzo e sul valore delle bodycam, consegnandone 500 nei reparti di psichiatria, emergenza urgenza e medicina penitenziaria. Anche al Policlinico di Messina, la misura è stata fortemente voluta dalla direzione aziendale, per contrastare gli episodi di aggressione, verbale e fisica, nei confronti del personale sanitario. «I reparti di emergenza e il Pronto soccorso in particolare sono tra i più esposti ad episodi di rabbia e impazienza che, in alcuni casi, sfociano in forme di violenza ingiustificate – ha detto il direttore generale Giorgio Giulio Santonocito -. Pensiamo che l’utilizzo di questi dispositivi possa fungere da deterrente e limitare i comportamenti non corretti, in modo tale da far sentire più al sicuro gli operatori, che ogni giorno vivono la quotidianità dell’emergenza-urgenza».
La bodycam al pronto soccorso rappresenta, però, l’ultimo step di un percorso aziendale di formazione del personale sulla gestione dell’aggressività e su come comportarsi di fronte ad atteggiamenti violenti. Inoltre, la struttura d’emergenza è stata dotata di panic button, cioè un pulsante che serve a chiamare direttamente le forze dell’ordine. «Ultimamente sono arrivate anche le bodycam, necessarie soprattutto perché le telecamere fisse del Pronto soccorso non focalizzano le zone d’ombra e non riprendono bene i gesti dell’aggressore. In base all’ultima legge, per noi è importante dimostrare la flagranza di reato, quindi questo è un modo facile e comodo», racconta a MeridioNews Giovanni Di Maio, primario del Pronto soccorso del G.Martino di Messina.
«Ovviamente prima di utilizzare le bodycam viene fatto un piccolo corso, anche su come comportarsi con l’utenza particolarmente aggressiva. Certamente non facciamo scattare subito le bodycam, prima cerchiamo di utilizzare tutti quei sistemi che abbiamo imparato in precedenza, anche per evitare che la registrazione si trasformi essa stessa in motivo di malintesi e in un incentivo per aggredire. Nonostante tutto, però, possiamo avere comunque dei pazienti o dei parenti particolari, magari quelli che pretendono all’arrivo di essere immediatamente visitati, anche se nel 99,9 per cento dei casi non hanno niente di importante». La casistica ci dice che spesso sono i familiari a rendersi protagonisti di aggressioni: tirano pugni alle porte, provano ad entrare dentro i reparti e spingono il personale. In casi simili, gli operatori sanitari adesso potranno fare partire le loro bodycam.
«Nel Triage abbiamo una Station in cui mettiamo tutte le nostre bodycam – spiega ancora il dottore Di Maio -. Ad ogni turno, gli infermieri ed i medici che arrivano indossano la bodycam, che è dotata di un sistema informatico integrato, che associa il dispositivo al codice della persona che lo sta indossando, quindi diventa un apparecchio altamente personale. Lo schermo è sempre verde, perché è chiuso e non dà alcun tipo di immagine, ma se ci rendiamo conto di un potenziale pericolo, ad esempio se la persona diventa aggressiva oppure c’è la presenza di un corpo contundente, tutti i presenti facciamo scattare la bodycam contemporaneamente, in modo da avere delle riprese da più angolazioni».
A questo punto le immagini vengono trasmesse direttamente ai poliziotti che si occupano della vigilanza del Pronto soccorso, anche questo un servizio non sempre scontato ai giorni nostri. «Davanti il triage c’è il posto fisso di polizia H12, dove c’è il cuore di tutto il Pronto soccorso – precisa il responsabile del Pronto soccorso messinese -. I poliziotti sono con noi da circa un anno e da quando ci sono loro va molto meglio. La presenza delle forze dell’ordine fa la differenza, anche considerando che ci troviamo allocati in un contesto particolare».
Quindi, scatta la registrazione ed in contemporanea arrivano i vigilanti, nel frattempo se necessario viene schiacciato il Panic Button che avverte le forze dell’ordine dell’aggressione in atto. «Dopodiché, le nostre bodycam vengono immediatamente posizionate nella Station e tutto quello che abbiamo registrato viene mandato in Cloud, in modo tale che possa essere reso immediatamente disponibile per l’autorità giudiziaria che ne richieda l’acquisizione – conclude, infine, il dottore Giovanni Di Maio-. Abbiamo fatto anche diverse simulazioni per imparare ad usare correttamente le bodycam e continueremo a farle, perché è bene tenersi sempre preparati su come comportarsi di fronte alle situazioni in cui il dispositivo possa essere utile».