Palermo, nel bilancio di previsione nessun investimento su lavoro, giovani e casa: il confronto impietoso con le altre città

«L’idea mi è venuta guardando lo zero sul bilancio di previsione alla voce politiche del lavoro. Noi diamo per scontato che sia zero, certo, perché abbiamo i centri per l’impiego regionali, ma ho pensato: “Vediamo cosa fanno le altre città” e così mi sono procurato i bilanci». A parlare con MeridioNews è Antonino Randazzo, consigliere del Movimento 5 stelle al Comune di Palermo, che nel giorno dell’approvazione del bilancio di previsione ha presentato un report che mette a confronto i documenti contabili delle otto più grandi città italiane, evidenziando tutte le criticità del previsionale del capoluogo. Un confronto che MeridioNews ha deciso di verificare.

«Certo, va detto che le voci in cui il Comune non investe non sono state svuotate da questa amministrazione – precisa Randazzo – neanche le precedenti investivano su questi settori; ma quando eravamo in situazione di predissesto si poteva anche capire, adesso – visto che è davvero un bilancio di previsione, approvato in tempi utili – si potrebbe davvero cominciare a immaginare la città». Scendendo nel particolare, già detto per le politiche del lavoro – o, meglio, per la voce Servizi per lo sviluppo del mercato del lavoro e per la voce Sostegno all’occupazione sul bilancio – sotto le quali nel bilancio di previsione del Comune di Palermo campeggia uno zero, le città italiane che di contro investono di più sul capitolo sono Torino e Roma, con il capoluogo del Piemonte che per il triennio 2025-27 stanzia per ognuna delle due voci circa tre milioni di euro all’anno, mentre la capitale all’incirca uno. Entrambe le città sono dotate infatti di centri per l’impiego comunali, che fungono anche da centri per l’orientamento e per l’immissione nel mondo del lavoro e si affiancano ai centri regionali. In questo senso la città che si avvicina di più a Palermo è Genova, che non investe sui servizi per lo sviluppo del mercato del lavoro, ma punta quasi due milioni all’anno per attività di sostegno all’occupazione.

Zero in bilancio anche per le politiche giovanili palermitane, laddove Milano investe oltre undici milioni, Torino sette, Bologna e Firenze circa tre, Roma due. Nei capoluoghi nordici, oltretutto, è consuetudine che il Comune stanzi dei fondi direttamente alle associazioni giovanili per progetti finalizzati a ricadere sulla città stessa – come riqualificazioni o iniziative per la collettività – trasformando lo stanziamento in un vero e proprio investimento. I giovani palermitani possono accontentarsi di fare sport, si fa per dire, visto che per sport e tempo libero palazzo delle Aquile stanzia quasi nove milioni di euro, surclassato persino da Napoli, che di milioni ne stanzia più di 28, per non parlare di Milano (84 milioni), Roma (54 milioni), Firenze (47 milioni) e Torino (36 milioni). «Un fatto particolarmente allarmante in una città come Palermo, dove le opportunità per i giovani sono fondamentali per contrastare fenomeni di emigrazione e la disoccupazione giovanile, così come il diffuso malessere sociale», aggiunge ancora Randazzo.

Tornando alle voci non finanziate, zero fondi a bilancio anche per Qualità dell’aria e riduzione dell’inquinamento e per le politiche abitative. In particolare sul diritto all’abitare, oltre lo Stretto spicca lo sforzo di Roma – 42 milioni di euro stanziati – e di Genova, 21 milioni, con politiche pensate non solo per le persone senza casa, ma anche per favorire le giovani coppie che, pur non in stato di povertà, non riescono comunque ad acquistare una casa: in questo modo lo stanziamento favorisce la creazione di nuovi nuclei familiari.


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