Biagio Conte riprende digiuno, ma c’è una speranza Orlando: «I locali saranno di proprietà dei poveri»

«Sembrava che le cose si fossero sistemate, attendevamo questo spazio che ci avevano promesso e invece una burocrazia enorme ha voluto ostacolarci. Siamo stati comunque fiduciosi, ma non ci aspettavamo che ci venissero chieste queste somme dopo oltre venti anni». Biagio Conte si è ritirato ancora una volta in preghiera, riprendendo lo sciopero della fame, ma questa volta sembrano esserci tutte le possibilità perché la questione legata all’occupazione dei capannoni dell’ex Fonderia Basile si avvii verso una soluzione definitiva grazie a un’intesa con il Comune. Dopo il rischio di sfratto e la lunga protesta del laico, che ha messo in serio pericolo la propria salute, un’altra tegola si era abbattuta sulla Missione Speranza e carità. Il curatore fallimentare fallimentare della Fonderia Basile, Mario Bonello, aveva infatti chiesto il pagamento delle somme dovute per gli affitti arretrati e l’occupazione illegittima dei capannoni di via Antonio Ugo. Una somma, 417.381 euro, difficile da racimolare per Conte, che vive del sostegno delle donazioni. 

Nel pomeriggio di oggi a fare visita al laico è arrivato il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che ha subito voluto prendere visione della lettera della curatela, riconoscendo poi la legittimità della richiesta. «C’è un procedimento fallimentare in corso – dice Orlando – non posso sbilanciarmi nemmeno con le parole. Dobbiamo studiare bene la situazione e capire chi sono i creditori della fonderia. Se i crediti sono nei confronti dello Stato si può pensare a una mediazione, altrimenti dovremmo rimetterci al volere dei singoli». Le prospettive, tuttavia, non sono delle peggiori, visto che negli ultimi 25 anni, da quando cioè l’azienda è fallita, non ci sono state particolari rimostranze da parte dei creditori. La presenza di Biagio Conte e dei volontari, inoltre, ha fatto sì che i locali non venissero vandalizzati o che perissero nell’abbandono, tanto che tra le proposte avanzate c’era quella di chiedere lo status di custodi della struttura, rinunciando a qualsiasi compenso.

 «Abbiamo raccolto 164mila euro grazie alle donazioni della gente – dice Conte rivolgendosi al sindaco – vorremmo donarli al Comune perché possa comprare questi locali e darceli in comodato d’uso. Noi non possiamo avere proprietà». La situazione, però, non è così semplice. Come ricordato dallo stesso Orlando, il Comune non può accettare donazioni in denaro e di certo non potrebbe spendere arbitrariamente quei soldi per l’acquisto dei capannoni, visto il regime di spending review e la morsa di controlli sui conti degli enti locali. Dal sindaco però giunge una proposta d’intesa per fare sì che l’acquisto della struttura possa andare in porto in altra maniera e continuare a essere rifugio per gli ultimi. «Troveremo una soluzione – prosegue Orlando – I locali continueranno a essere di proprietà della gente, dei poveri. Intanto seguiamo gli sviluppi della vicenda giudiziaria, poi ci impegneremo per mettere la parola fine su questa situazione. L’amministrazione comunale ha interesse che in questa città si rafforzi la dimensione comunitaria della vita. Nel rispetto delle istituzioni, del tribunale fallimentare e delle autorità competenti, staremo accanto in questo percorso alla Missione, perché non si disperda questo patrimonio che non è soltanto un bene immobile, ma un patrimonio di amore, di comunione, di partecipazione, che vale molto di più di questa struttura».


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