Antonella Sferrazza

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C'è anche un chiaro riferimento allo statuto siciliano nella lettera che 45 deputati (e non 50 come precedentemente scritto) siciliani, che siedono tra gli scranni di montecitorio e palazzo madama, hanno inviato al primo ministro, mario monti, su iniziativa del senatore del pd, enzo bianco. E questa è già una notizia. Nella missiva (che riportiamo sotto) i parlamentari siciliani chiedono al capo del governo italiano un incontro per mettere a punto un piano d'emergenza per rilanciare l’economia siciliana. Pochi punti, ma strategici. Tra questi, l'applicazione dell'articolo 37 dello statuto siciliano. Si tratta, lo ricordiamo, di quella norma che affronta un tema fino ad oggi ignorato: le imposte pagate dalle aziende – in molti casi dalle grandi aziende – che hanno stabilimenti in sicilia, ma sede sociale altrove, per lo più nel centro nord italia. Ebbene, fino ad oggi, grazie a una politica siciliana di ‘ascari’ (cioè di venduti agli interessi delle aree ‘forti’ del nostro paese), e contro le previsioni statutarie, queste imposte vengono versate nelle regioni italiane dove questi grandi gruppi economici e imprenditoriali hanno la sede sociale. Una truffa e un ladrocinio ‘legalizzato’ ai danni della sicilia. L’esempio eclatante dell’ingiustizia lo forniscono le raffinerie presenti in sicilia, e precisamente nell’area industriale di siracusa (per esempio, ad augusta). Ebbene, queste raffinerie producono circa il 50 per cento delle benzine utilizzate nel nostro paese. Per farlo avvelenano il nostro ambiente. Mentre le imposte – sembra incredibile! – le vanno a versare in lombardia e nelle altre regioni ricche dell’italia. Regioni ricche che diventano ogni giorno più ricche grazie anche alla ‘scippo’ – ripetiamo, ‘legalizzato – operato ai danni della sicilia e dei siciliani.

C'è anche un chiaro riferimento allo statuto siciliano nella lettera che 45 deputati (e non 50 come precedentemente scritto) siciliani, che siedono tra gli scranni di montecitorio e palazzo madama, hanno inviato al primo ministro, mario monti, su iniziativa del senatore del pd, enzo bianco. E questa è già una notizia. Nella missiva (che riportiamo sotto) i parlamentari siciliani chiedono al capo del governo italiano un incontro per mettere a punto un piano d'emergenza per rilanciare l’economia siciliana. Pochi punti, ma strategici. Tra questi, l'applicazione dell'articolo 37 dello statuto siciliano. Si tratta, lo ricordiamo, di quella norma che affronta un tema fino ad oggi ignorato: le imposte pagate dalle aziende – in molti casi dalle grandi aziende – che hanno stabilimenti in sicilia, ma sede sociale altrove, per lo più nel centro nord italia. Ebbene, fino ad oggi, grazie a una politica siciliana di ‘ascari’ (cioè di venduti agli interessi delle aree ‘forti’ del nostro paese), e contro le previsioni statutarie, queste imposte vengono versate nelle regioni italiane dove questi grandi gruppi economici e imprenditoriali hanno la sede sociale. Una truffa e un ladrocinio ‘legalizzato’ ai danni della sicilia. L’esempio eclatante dell’ingiustizia lo forniscono le raffinerie presenti in sicilia, e precisamente nell’area industriale di siracusa (per esempio, ad augusta). Ebbene, queste raffinerie producono circa il 50 per cento delle benzine utilizzate nel nostro paese. Per farlo avvelenano il nostro ambiente. Mentre le imposte – sembra incredibile! – le vanno a versare in lombardia e nelle altre regioni ricche dell’italia. Regioni ricche che diventano ogni giorno più ricche grazie anche alla ‘scippo’ – ripetiamo, ‘legalizzato – operato ai danni della sicilia e dei siciliani.

C'è anche un chiaro riferimento allo statuto siciliano nella lettera che 45 deputati (e non 50 come precedentemente scritto) siciliani, che siedono tra gli scranni di montecitorio e palazzo madama, hanno inviato al primo ministro, mario monti, su iniziativa del senatore del pd, enzo bianco. E questa è già una notizia. Nella missiva (che riportiamo sotto) i parlamentari siciliani chiedono al capo del governo italiano un incontro per mettere a punto un piano d'emergenza per rilanciare l’economia siciliana. Pochi punti, ma strategici. Tra questi, l'applicazione dell'articolo 37 dello statuto siciliano. Si tratta, lo ricordiamo, di quella norma che affronta un tema fino ad oggi ignorato: le imposte pagate dalle aziende – in molti casi dalle grandi aziende – che hanno stabilimenti in sicilia, ma sede sociale altrove, per lo più nel centro nord italia. Ebbene, fino ad oggi, grazie a una politica siciliana di ‘ascari’ (cioè di venduti agli interessi delle aree ‘forti’ del nostro paese), e contro le previsioni statutarie, queste imposte vengono versate nelle regioni italiane dove questi grandi gruppi economici e imprenditoriali hanno la sede sociale. Una truffa e un ladrocinio ‘legalizzato’ ai danni della sicilia. L’esempio eclatante dell’ingiustizia lo forniscono le raffinerie presenti in sicilia, e precisamente nell’area industriale di siracusa (per esempio, ad augusta). Ebbene, queste raffinerie producono circa il 50 per cento delle benzine utilizzate nel nostro paese. Per farlo avvelenano il nostro ambiente. Mentre le imposte – sembra incredibile! – le vanno a versare in lombardia e nelle altre regioni ricche dell’italia. Regioni ricche che diventano ogni giorno più ricche grazie anche alla ‘scippo’ – ripetiamo, ‘legalizzato – operato ai danni della sicilia e dei siciliani.

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