Asec, avvocatura comunale su indennità ai dirigenti «Se non si ripristina la legalità, danno erariale certo»

Una situazione che «va ricondotta nell’alveo della legalità». Con queste parole l’avvocatura comunale rilascia un parere netto sulla gestione delle indennità di funzione dei dirigenti dell’Asec spa, la società partecipata dal Comune di Catania che gestisce la rete cittadina del gas. Il parere, chiesto dall’assessore al Bilancio e alle Partecipate Giuseppe Girlando, segue una relazione del presidente Armando Sorbello, nominato proprio da Girlando per conto del sindaco Enzo Bianco a novembre 2013. Prima di lui, era rimasto in carica per pochi mesi – da aprile dello stesso anno – Filippo Impallomeni. Nominato dall’ex primo cittadino Raffaele Stancanelli, tra le polemiche del presidente uscente, dopo tre anni, Nuccio Lombardo, che non si aspettava una sostituzione. Stando al parere di Marco Petino, avvocato capo dell’ufficio comunale, il problema non si porrebbe adesso per la prima volta. «L’erogazione di ulteriori somme – si legge nel documento – non preceduta da una seria e prudente ricognizione delle situazioni dei dipendenti interessati, è foriera di danno erariale certo». Negli anni scorsi molti dirigenti hanno ricevuto indennità pari a diverse migliaia di euro annui. 

Secondo l’avvocatura, già nella richiesta inviata dal presidente di Asec spa all’assessore Girlando non è chiaro se queste indennità vengano considerate come dovute – parte del contratto nazionale di lavoro – o come un «riconoscimento nell’ambito della discrezionalità aziendale». Un’impostazione «errata» che, secondo l’avvocato dell’ente comunale, «va ricondotta nell’alveo della legalità». Secondo il contratto nazionale del settore Gas-Acqua, infatti, questo tipo di indennità ai dirigenti è prevista solo in due casi: «La particolare delicatezza e complessità del ruolo ricoperto» e «l’ordinario svolgimento da parte degli stessi di prestazioni lavorative senza limiti massimi di durata dell’orario di lavoro». Nel primo caso, si legge nel parere, l’azienda avrebbe dovuto stabilire a priori, con un atto dirigenziale, le posizioni lavorative che «in via del tutto astratta consentirebbero di accedere ai diritti di cui si discute». Nel secondo caso, invece, sempre l’Asec spa avrebbe dovuto «pesare secondo regole di comune esperienza (oltre che di buon senso e di prudenza), alla luce di relazioni dettagliate dei dirigenti, l’effettivo impegno di lavoro richiesto e assolto». «Dati oggettivi», insomma, si dice nella relazione. Che poco hanno a che vedere con un’opportunità.

Non solo. Sempre secondo l’avvocatura comunale, ci sarebbe anche un’incoerenza nelle cifre. Il nuovo contratto nazionale di lavoro del settore Gas-Acqua ha infatti abbassato la soglia delle indennità, fissandola in 51,65 euro per 12 mensilità. Ma lasciandone invariato l’importo superiore solo per quanti ne godessero già prima della sua entrata in vigore nel 2002, ma senza superare i tetti previsti dalla norma in materia di indennità extra. Anche in questo caso, cifre certe e stabilite a livello nazionale. 

Nella relazione del presidente di Asec spa, invece, scrive sempre l’avvocatura, «emerge la corresponsione di somme unilateralmente stabilite dall’azienda in misura notevolmente più elevata e la cui ratio appare incomprensibilmente legata ai risultati di bilancio». Negli anni scorsi sono state elargite somme, in base al grado del dirigente, comprese tra i 7mila e i 10mila euro all’anno per ogni dipendente. Una sorta di bonus di produzione che non sarebbe però previsto dal contratto. Per questo, Petino conclude: «Alla luce di quanto esposto, si è del parere che l’erogazione di ulteriori somme, non preceduta da una seria e prudente ricognizione delle situazioni dei dipendenti interessati, è foriera di danno erariale certo».


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