Piste ciclabili, aggiudicato un tratto della Siracusa-Ragusa «Si potrebbe integrarla nella ciclovia della Magna Grecia»

Nove chilometri di vecchia ferrovia da trasformare in pista ciclabile. Quella dove un tempo – fino a metà degli anni Cinquanta – passava il treno di Ciccio Pecora. Dal nome, o meglio dal soprannome, di un giocattolaio ragusano che con le ferrovie non c’entrava nulla, ma vendeva ai bambini trenini neanche troppo diversi dai modesti vagoni che collegavano Ragusa e Siracusa. Su questo tracciato, dismesso da oltre mezzo secolo e lungo complessivamente poco meno di un centinaio di chilometri, da anni esiste un progetto di ciclovia. Accostamento, quello tra le antiche rotaie e gli amanti della mobilità sostenibile su due ruote, che da ormai diverso tempo ha dimostrato di potere rilanciare l’economia dei territori, attirando una vastissima platea di appassionati ma che in Sicilia, così come tante altre cose, stenta a decollare.

Una novità nei giorni scorsi, però, c’è stata. A Palazzolo Acreide, uno dei centri del Siracusano attraversati dal percorso, è stata aggiudicata una gara d’appalto da oltre tre milioni di euro. Il tratto è quello compreso tra la vecchia stazione di Cassaro-Ferla e quella di Palazzolo-Buscemi. «Un’area bellissima che finalmente, dopo tanti anni di attese ed errori da parte di chi era chiamato a indire i bandi per la progettazione, potrebbe offrire a tutti gli amanti del cicloturismo la possibilità di visitare zone bellissime», spiega a MeridioNews Giampaolo Schillaci del Laboratorio per la mobilità ciclistica in Sicilia-SiCyLab – per la ciclovia della Magna Grecia. Il tratto interessato dai lavori arriva subito dopo l’attraversamento della Valle dell’Anapo. «Parliamo di una delle aree archeologiche più belle della Sicilia, con paesaggi mozzafiato. Davvero si può fare tanto, considerato anche che dopo Buscemi, a partire da Giarratana e fino a Ragusa il percorso è già esistente», continua Schillaci. In ballo, poi – ma è una possibilità ancora tutta da strutturare – ci sarebbe anche la proposta di includere la Ciccio Pecora all’interno del percorso della ciclovia interregionale della Magna Grecia. «Potrebbe essere un modo per aggirare le difficoltà nel trovare la sede da Siracusa in poi. Inoltre – commenta Schillaci – si eviterebbero i numerosi espropri di terreni privati. La Siracusa-Ragusa, infatti, passa tutta in territori che appartengono ai Comuni».

A effettuare i lavori per la pista ciclabile sarà la Euroinfrastrutture srl di Santa Venerina, che si è aggiudicata la gara d’appalto milionaria indetta con una procedura a inviti, grazie alla possibilità concesse dal decreto Semplificazioni che ha spostato in alto le soglie sotto le quali si può restringere la concorrenza a un numero limitato di partecipanti. A esprimere perplessità sull’utilizzo di questo tipo di procedure – spesso oggetto di critiche sulle modalità di scelta delle imprese da invitare – era stato, nelle settimane scorse, anche il presidente di Ance Sicilia Santo Cutrone che, più in generale, ha lanciato l’allarme sulla creazione di nuovi tavolini per la spartizione degli appalti

La gara per la pista ciclabile è stata gestita dal Comune di Palazzolo Acreide, i cui uffici hanno invitato – attingendo dagli elenchi del Mepa – i nominativi di 15 imprese. Di queste, sei si sono astenute dal presentare la busta per accaparrarsi il lavoro da tre milioni di euro e a spuntarla è stata la ditta catanese amministrata da Rosario Di Maria, che ha proposto un ribasso di poco meno del 19 per cento. Il 40enne è figlio di Orazio, il titolare della Di Maria Costruzioni, coinvolta a inizio 2020 nello scandalo dei Durc falsi rilasciati dalla Cassa edile di Catania. Gli atti dell’indagine, che coinvolge nomi illustri, sono in mano alla procura etnea e nei prossimi mesi potrebbe arrivare la richiesta di rinvio a giudizio. L’accusa di avere ottenuto favori dagli ex direttori dell’ente, lo scorso anno, non ha impedito a Di Maria, così come al resto degli imprenditori coinvolti, di continuare a partecipare alle gare. In nome del principio di presunzione di innocenza e nonostante la questione riguardante i requisiti morali che, come previsto dall’articolo 80 del codice degli appalti, bisogna dimostrare di possedere in sede di partecipazione alle gare.

E mentre sul punto, di recente, si è pronunciato il Tar della Campania, sottolineando l’obbligo per ogni impresa di comunicare alla stazione appaltante ogni grattacapo giudiziario in corso, Di Maria senior ha iniziato l’anno così come lo aveva finito. Tra le 15 imprese invitate dal rup Giovanni Donetti c’è infatti anche la Di Maria Costruzioni accanto a quella guidata dal figlio Rosario. «Non lo sapevo – assicura Donetti contattato da MeridioNews – Mi sono limitato a cercare ditte che possedessero le categorie previste dal tipo di lavori che dovranno essere fatte, facendo attenzione al fatto che venisse rispettato il principio di rotazione». Il funzionario, che al Comune di Palazzolo Acreide è responsabile del settore Lavori pubblici, spiega di non avere usato il metodo del sorteggio: «Il sito del Mepa non dà la possibilità di fare sorteggi selezionando più categorie di lavori – continua – Quel che contava è che non fossero mai state selezionate con questo metodo discrezionale». Sulla compresenza di due stretti familiari tra i 15 – poi divenuti nove – concorrenti, l’ingegnere chiosa: «Sarebbe stato opportuno non capitasse ma me ne sono accorto solo a gara avviata e, ormai, era tardi». Infine, una battuta sulla scelta, anche questa discrezionale, della procedura a inviti. «Quelle aperte a volte durano anni. Per l’ultima che ho fatto, aspetto da mesi le certificazioni antimafia. In ogni caso – conclude – se una persona è onesta, una procedura o l’altra cambia poco».


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