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Solo un bimbo su dieci allattato al seno dopo primi mesi
Al via il tavolo tecnico, ma le mamme non sono invitate

Sicilia fanalino di coda per l'allattamento esclusivo, in una Regione in cui il 40 per cento delle neomamme riceve una prescrizione scritta di latte artificiale alle dimissioni dall'ospedale. L'assessorato corre ai ripari, ma fa infuriare le mamme

Miriam Di Peri

Un tavolo tecnico regionale per favorire l'allattamento al seno, ma senza le mamme. Il decreto, a firma dell'assessore alla Salute Ruggero Razza, è stato pubblicato lo scorso 8 novembre e dà seguito a un altro decreto, del 2017, questa volta a firma dell'ex assessore Baldo Gucciardi, che istituiva il programma regionale di promozione dell'allattamento al seno. Una misura necessaria dal momento in cui tanto i dati precedenti al 2017 quanto quelli successivi dimostrano come la Sicilia continui a restare fanalino di coda sia per numero che per durata dell'allattamento esclusivo al seno, in controtendenza rispetto alle chiare indicazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità, che raccomanda l'allattamento esclusivo per i primi sei mesi e consigliato per i primi due anni di vita del bambino anche durante lo svezzamento.

Ma gli ultimi dati disponibili, quelli cioè riferiti al 2018 e resi noti nel 2019, parlano chiaro: soltanto il 33 per cento delle donne siciliane allatta in modo esclusivo, senza ricorso cioè all'aggiunta di latte artificiale. E questa percentuale si riduce ulteriormente all’11 per cento già a cinque mesi di vita del bambino. Si tratta dei dati raccolti nell'ultima indagine Istat, ai quali si aggiungono gli studi condotti dal dipartimento per le Attività sanitarie e osservatorio epidemiologico dell’assessorato alla Salute in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità e l’Università di Palermo, secondo cui il 40 per cento delle neomamme riceve una prescrizione scritta di latte artificiale alle dimissioni, laddove la legge impone che le lettere di dimissione dei neonati non prevedano uno spazio predefinito per le prescrizioni dei sostituti del latte materno. Tra i dati emerge anche che ad allattare di più sono le donne che lavorano e con un’istruzione medio-alta, mentre le percentuali di allattamento misto coinvolgono maggiormente le fasce sociali medio-basse, che non riescono ad avere accesso alle corrette informazioni, libere da interessi commerciali.

Adesso ecco l'atteso tavolo tecnico, che ha fatto infuriare le associazioni che promuovono l'allattamento esclusivo e i gruppi di mamme che si occupano di mutuo aiuto, già a partire dal nome, dove sparisce la parola «allattamento». Il tavolo si chiama infatti «Prevenzione nutrizionale e cure nelle prime epoche della vita» e a farne parte sono stati chiamati dirigenti e funzionari del dipartimento regionale, docenti universitari, medici dei maggiori ospedali siciliani, ma non associazioni e gruppi di mutuo aiuto. Cioè, le mamme. Quelle che poi, quotidianamente, si confrontano con altre mamme. All'asilo, dal pediatra, al parco giochi, in ludoteca. Quelle che più di altri conoscono le fragilità davanti a un neonato che urla e non riesce ad attaccarsi al seno. Quelle che conoscono lo sfinimento dopo la prima, la seconda, la decima notte in bianco di fila, mentre amici e parenti dispensano consigli non richiesti sull'allattamento artificiale, creando un immaginario da panacea di tutti i mali, promettendo notti di sonno ininterrotto. 

Così ecco il nuovo decreto per promuovere i benefici dell'allattamento esclusivo. Ma il documento prevede una «eventuale partecipazione, laddove necessario, per i singoli aspetti di competenza specifica, del presidente Unicef per la Regione Siciliana o delegato, delle associazioni territoriali e di volontariato e di professionisti sanitari esperti nei temi della cura del bambino». Tutti soggetti coinvolti invece direttamente nel difficile mondo dell'allattamento. Ma che non fanno parte, ad oggi, del tavolo tecnico e che saranno chiamati - eventualmente - soltanto «per singoli aspetti di competenza specifica». 

MeridioNews è una testata registrata presso il tribunale di Catania n.18/2014
Direttora responsabile: Claudia Campese Editore Mediaplan Soc. Coop. Sociale
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