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Gela, la Lega punta alla prima grande città siciliana
Pd-Forza Italia per fermare l'asse Salvini-cuffariani

Viaggio nel Comune siciliano più popoloso chiamato alle urne, dove si fronteggiano quattro candidati. A far parlare sono le due variegate coalizioni a sostegno di Greco e Spata. «Contro i populismi, il Pd da solo non basta», spiega il segretario dem

Salvo Catalano

«Un po' troppo mischiate sono le carte, troppi colori arcobaleno. Abbiamo partiti senza simbolo, ma tutta gente che si ricicla, cambia colore e atteggiamento». Sul marciapiedi di fronte alla Chiesa madre di Gela, un vecchio operaio della Raffineria ragiona con alcuni suoi coetanei dei movimenti politici nella sua città in vista delle Amministrative del 28 aprile. Dall'altra parte della strada un capannello di persone si stringe attorno a Lucio Greco, uno dei quattro aspiranti alla poltrona di sindaco. 

L'avvocato penalista, sempre impeccabile in giacca e cravatta, perfetta incarnazione della sua parola preferita «moderato», ha rappresentato in Tribunale diverse famiglie di malati a causa dell'amianto. Nel 2013 è stato candidato del Pdl alla Camera, poi ha abbracciato il Nuovo centrodestra di Alfano. Stavolta è riuscito a mettere insieme Partito democratico e un pezzo di Forza Italia, quello che fa riferimento in città a Michele Mancuso e a livello regionale Gianfranco Micciché, convincendoli a mettere da parte i rispettivi simboli rivestendoli di un manto civico, sotto l'ombrello di un progetto che porta avanti da quattro anni, Un'altra Gela, sigla sotto cui Greco si era candidato già nel 2015. «Non è stato difficile - dice Greco - perché hanno messo da parte gli interessi personali e dei partiti per guardare alle esigenze della città, che ha bisogno di un profilo di grande esperienza e serietà come me». Un matrimonio per molti innaturale, consumato non senza sofferenza, soprattutto dalle parti del Pd cittadino, ma «necessario» secondo i democratici per evitare che Gela, dopo essere stata una delle prime città amministrate dal Movimento 5 stelle, diventi pure il primo grande Comune dell'isola a guida Lega. 

«Se siete stati in giro stamattina - spiega Peppe Di Cristina, segretario cittadino del Pd - avete visto che i manifesti 6x3 contrapposti a noi, sono quelli "vota Lega" con Salvini in bella mostra. Sembra che il candidato sindaco sia lui... Ecco, noi ci stiamo contrapponendo a quel modello». Sui cartelloni pubblicitari che accolgono chi arriva a Gela, accanto al faccione del ministro dell'Interno c'è quello di Giuseppe Spata. Commercialista alla sua prima esperienza politica, con un passato nell'associazione Libera di don Ciotti, poi folgorato dal ministro dell'Interno. Come si arriva da Libera a Salvini? «Sono due cose diverse - spiega Spata - ma io sono cattolico e la Lega è l'unico partito che rappresenta in modo chiaro questi valori. Come può d'altronde un cattolico riconoscersi in un partito di sinistra che ha votato le unioni civili e il divorzio breve?». Mentre le aspre critiche di gran parte della Chiesa cattolica alle politiche sui migranti di Salvini, per Spata sono «strumentalizzazioni».

Il commercialista - voluto anche dal deputato leghista Alessandro Pagano - guida una coalizione di centrodestra, con Fratelli d'Italia, i centristi di Saverio Romano di Noi con l'Italia e un altro pezzo di Forza Italia (anche in questo caso senza simbolo) rappresentato dai consiglieri comunali azzurri uscenti e dall'ex deputato Pino Federico, ormai ai ferri corti con l'altro uomo forte di Forza Italia a Gela, Michele Mancuso, quest'ultimo tra i registi della candidatura di Greco. Anche nella coalizione a guida Lega, le contraddizioni non mancano. Designato vicesindaco è infatti Vincenzo Cirignotta, fino a due anni fa capogruppo del Pd in consiglio comunale. «Salvini - attacca Greco - dovrebbe guardare all'interno della sua coalizione, perché lì c'è un cartello costituito da persone campioni del trasformismo che hanno militato in partiti di sinistra, poi di destra, di centro, degli autonomisti». «Trasformista io? - risponde a distanza Cirignotta - Sono sempre stato un uomo di centrodestra, per 16 anni nell'Udc, poi per dissidi locali sono passato al Pd, ma è stata una parentesi breve». Dopo lo sbandamento, Cirignotta, che ha in Saverio Romano e Totò Cuffaro i suoi riferimenti politici, potrebbe quindi diventare il vice di Spata. Un sindaco leghista e un vice cuffariano. «Esatto - sorride il diretto interessato - d'altronde Gela è sempre stata laboratorio politico». 

Uno scenario che mette i brividi ai rappresentanti del circolo del Pd, gente che ha abbassato le saracinesche quando Matteo Renzi ha monopolizzato le liste per le elezioni Politiche, e che adesso ha contribuito al successo di Zingaretti, che in questa provincia alle Primarie ha raggiunto il 70 per cento. «Oggi - spiega Di Cristina - c'è un'emergenza: se i sondaggi che danno la Lega in Sicilia al 30 per cento fossero veri, capiamo che stiamo vivendo un dramma? E noi rispondiamo mettendo in campo una grande forza di sinistra, ma da sola non basta. Questa destra pericolossisima va affrontata costruendo un campo in cui ci sono forze che si riconoscono in valori come il rispetto della democrazia e delle istituzioni europee». E se da entrambe le parti - Forza Italia e Pd - non vogliono sentire parlare di nuovo Patto del Nazareno, la domanda è: fin dove si può spingere il fronte moderato in funzione anti salviniana? «È chiaro fin dove si può spingere - continua Di Cristina - io non parlo con Fratelli d'Italia, con la Lega che hanno valori diversi dai nostri. Ma quando fai alleanze ampie, come questa con un pezzo di Forza Italia, a qualcosa si deve rinunciare. Per me Forza Italia è e rimane un avversario politico, ma da soli avremmo fatto una battaglia di bandiera, col rischio di agevolare un ballottaggio Lega-Cinque stelle a poche settimane dalle Europee». 

Già perché, nonostante il caos che ha accompagnato l'amministrazione Messinese, eletto nel 2015 col Movimento 5 stelle e allontanatosi dai pentastellati sei mesi dopo, per finire il suo mandato sfiduciato da quasi tutto il consiglio comunale, i grillini adesso puntano su un giovane avvocato, Simone Morgana, coordinatore regionale della Federazione italiana amici della bicicletta. Scelto dall'assemblea locale del Movimento, decisione condivisa dai consiglieri comunali e dai due parlamentari del territorio: il senatore Pietro Lorefice e il deputato regionale Nuccio Di Paola. Quarto candidato è l'imprenditore Maurizio Melfa, titolare della Meic Services, che si occupa di distribuzione di gas metano.

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