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La nuova indagine sui presunti terroristi in gommone
Tra indagati già assolti e la vignetta contro Hollande

L'inchiesta Abiad ha riportato l'attenzione sulla possibilità che i jihadisti sfruttino la tratta veloce che dalla Tunisia porta al Trapanese. A sostenerlo è un tunisino che ha deciso di collaborare. L'adesione agli ideali islamisti però è limitata ai social

Simone Olivelli

È stata battezzata Abiad ma, a leggere le oltre quattrocento pagine di decreto, l'operazione che ieri ha portato al fermo di otto delle 15 persone indagate tra le province di Palermo e Trapani e la Tunisia si sarebbe potuta chiamare Scorpion Fish 3. A finire infatti nel mirino della Dda di Palermo sono state nuovamente le azioni di un gruppo dedito al favoreggiamento dell'immigrazione e al contrabbando di tabacchi. Stesse ipotesi sostenute nelle inchieste che, tra il 2017 e il 2018, accesero i riflettori sui viaggi veloci che, sfruttando la vicinanza geografica e l'utilizzo di gommoni, consentono di collegare il paese nordafricano alla Sicilia nel giro di poche ore. E in cambio di diverse migliaia di euro messi in mano agli scafisti da chi si poteva permettere di evitare i viaggi della speranza a bordo dei barconi. Differenze sostanziali che portarono i magistrati palermitani a parlare di taxi di lusso. 

Ma a colpire maggiormente l'opinione pubblica nazionale fu un altro elemento: la possibilità che a viaggiare potessero essere stati anche dei potenziali terroristi. Un'ipotesi basata un po' sulle condizioni favorevoli delle traversate e un po' su alcuni passaggi delle intercettazioni, che tuttavia potrebbero essere state viziate da errori di traduzione. Il richiamo ai pericoli connessi al jihadismo è tornato anche ieri. Stavolta in mano agli inquirenti, c'è qualcosa di più, seppure confinato ai comportamenti tenuti da alcuni degli indagati sui social network. In particolare - è l'unico caso in cui viene formalizzata l'accusa di istigazione a commettere delitti in materia di terrorismo - i magistrati hanno passato a setaccio i post pubblicati su Facebook da Khaled Ounich, 30enne originario di Zahra. Conosciuto con più nomi, l'uomo è tra i ricercati ed è considerato uno dei capi dell'organizzazione, insieme ad Ahmed Khedr e Mongi Ltaief.

A sostenere l'ipotesi del rischio terrorismo ci sono anche le parole di Arbi Ben Said, detenuto in Liguria e fratello di quel Marwen arrestato nell'operazione Scorpion Fish 2. Ben Said parla con gli uomini del Ros dei carabinieri di Genova ad agosto 2016. Una deposizione che dal verbale sembra comunque nascere per rivelare gli interessi illeciti del gruppo. «La mia intenzione era quella di fornire indicazioni utili circa una attività di contrabbando di tabacchi e di immigrazione clandestina di persone provenienti dalla Tunisia», dichiara il 43enne. Per poi aggiungere: «In proposito ho riflettuto che in tale contesto criminale potevano anche essere trasportati, come clandestini, dei soggetti con problemi giudiziari in Tunisia per motivi di terrorismo». Ben Said specifica che «ho ritenuto fortemente probabile che, attraverso il sistema di collegamenti via mare dell’organizzazione che ho conosciuto in Sicilia, alcuni terroristi possano giungere in Italia con il loro aiuto».

Scorrendo, tuttavia, le trascrizioni delle intercettazioni degli indagati non ci si imbatte mai in discorsi contenenti richiami espliciti o quantomeno allusioni a possibili intenzioni terroristiche. Decisamente più frequenti, invece, sono le parole spese in merito alla gestione dei lucrosi affari che il gruppo avrebbe realizzato consentendo l'ingresso in Sicilia di persone provenienti dalla Tunisia. In tal senso va specificato che, stando alle parole di Ben Said, il costo del viaggio sarebbe quasi raddoppiato nel caso in cui a salire sui gommoni fosse qualcuno con problemi con le autorità. «I clandestini normali pagano cinquemila dinari tunisini, mentre le persone che sono ricercate in Tunisia, per vari reati compreso il terrorismo, pagano
da diecimila dinari in su
», afferma il 43enne. 

Ma cosa pubblicava Khaled Ounich? I magistrati inseriscono nel decreto diversi riferimenti a immagini e video condivisi tra il 2012 e il 2015. Il materiale è vario: si va dall'iscrizione a gruppi intitolato Quelli a cui manca il paradiso a contenuti più forti, che in alcuni casi mostrano alcune delle azioni violente commesse dagli appartinenti a Daesh. Non mancano le condivisioni di messaggi da cui si evincerebbe un'adesione agli ideali della jihad e al contrasto anche violento rispetto all'Occidente. Rappresentato non solo dagli Stati Uniti, ma anche dalla Francia: è il 2016 quando Ounich rilancia una vignetta che ritrae l'allora presidente François Hollande, accusato di gettare benzina sulla Siria a fuoco e indirettamente responsabile della vendetta islamista all'interno dei confini francesi. 

A commentare le parole di Ben Said sulla possibilità che il gruppo potesse trasportare jihadisti sono, a marzo scorso, Khedr e Ltaief. «Hai visto quel bastardo? Gli ha detto “lui, lui e Ahmed e Khaled portano i terroristi”», dice Ltaief. L'altro gli chiede conferma: «Cosa ha detto?». Al che Mongi Ltaief ripete: «Gli ha detto “portano i terroristi”... lui si è arreso». Ltaief, insieme ad Anis Beltaief, anche lui destinatario del provvedimento di fermo, sono stati indagati anche in Scorpion Fish. Il primo processo sui viaggi veloci dalla Tunisia è arrivato a sentenza di primo grado poco prima di Natale: entrambi sono stati assolti per non avere commesso il fatto e perché il fatto non sussiste.

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