Gela, uccise figlie ma era incapace di intendere Disposto trasferimento in struttura riabilitativa

Incapace di intendere e di volere e per questo motivo assolta per l’omicidio delle figlie. L’epilogo è quello del processo nei confronti di Giuseppa Savatta, 43 anni. La donna che quattro giorni prima del Capodanno 2017 uccise le sue bambine di 7 e 9 anni, mentre si trovavano all’interno dell’appartamento di famiglia a Gela. La sentenza ha stabilito, come misura di sicurezza, che l’imputata dovrà trascorrere un periodo, fino a quando cesserà la pericolosità sociale, all’interno di una Rems, strutture riabilitative per malati psichiatrici che hanno preso il posto dei vecchi ospedali psichiatrici giudiziari. 

Il giudice per l’udienza preliminare Paolo Fiore ha scelto di seguire quella che era stata la richiesta dell’accusa, basata proprio su una perizia collegiale stilata da tre esperti. Per Savatta adesso si attende il trasferimento dal carcere di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. «Ci siamo mossi sempre in sintonia con la procura e abbiamo accolto i dati dell’incidente probatorio», commenta l’avvocato Pietro Pistone, legale della donna. 

A chiedere la condanna era stata invece la parte civile, rappresentata in aula dall’avvocato Flavio Sinatra. «La perizia – spiega – diceva anche che la signora è capace di stare in giudizio ed è pericolosa». A scoprire il duplice omicidio era stato il padre delle vittime, rientrato nella casa di via Passaniti nel primo pomeriggio del 27 dicembre 2016. La donna per ucciderle le aveva costrette a ingerire candeggina per poi esercitare una forte pressione attorno al collo. Subito dopo tentò il suicidio, minacciando di gettarsi dal balcone. Alla base del gesto, stando alle ricostruzioni dell’epoca, ci sarebbe stata una forte depressione. Collegata al suicidio del padre e al rapporto incrinato con il marito, Vincenzo Trainito.


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Alla sbarra Giuseppa Savatta, 43 anni. Due anni fa il tragico fatto all'interno dell'appartamento di famiglia, nel centro storico della cittadina. A scoprire le vittime il padre, Vincenzo Trainito. Per la donna, considerata la pericolosità sociale, è stato disposto lo spostamento dal carcere di Barcellona Pozzo di Gotto

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