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Discarica Cisma, la corruzione dietro l'ampliamento
I professionisti utili agli imprenditori accusati di mafia

Il pm Giancarlo Longo, l'avvocato Giuseppe Calafiore, il dirigente regionale Verace, un docente e un commercialista. È su queste figure che si regge il piano, andato a buon fine, di agevolare la regolarizzazione e la costruzione della seconda vasca nell'impianto siracusano riconducibile ai Paratore, ritenuti affiliati ai Santapaola

Salvo Catalano

Il 12 giugno del 2014 ai cancelli della discarica Cisma di Melilli, che raccoglie i rifiuti speciali e non di mezza Sicilia, si presentano i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Catania. Non è la prima volta che i militari fanno visita all'impianto. Un'indagine è in corso per valutare anomalie nella gestione del sito gestito di fatto (ma questo verrà reso noto solo tre anni dopo) da Antonino e Carmelo Paratore, ritenuti affiliati al clan Santapaola di Catania. Quel giorno l'obiettivo dei carabinieri è effettuare un nuovo sopralluogo per verificare lo stato dell'impianto e la regolarità dei manufatti. Stavolta però, a differenza del passato, ai militari viene impedito l'accesso. «Il pm ha nominato dei consulenti, qualsiasi vostra attività non può essere quindi svolta». È questo il messaggio che il maresciallo si sente recapitare telefonicamente dall'avvocato Giuseppe Calafiore, legale della Cisma. 

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