Mafia, il business di Smiraglia vicino alle cosche Avrebbe partecipato a summit e frequentato boss

Sei società attive nel produzione di calcestruzzo, nella costruzione di immobili e nel movimento terra, quattro fabbricati, tra cui una villa, sette terreni, due mezzi e diversi rapporti finanziari. Per un totale di tre milioni e mezzo di euro. Ammonta a tanto il patrimonio di Antonino Smiraglia, imprenditore di Sant’Agata di Militello, ritenuto legato alla famiglia mafiosa di Mistretta, guidata un tempo da Sebastiano Rampulla, fratello di quel Pietro condannato all’ergastolo in secondo grado con l’accusa di essere stato l’arteficiere della strage di Capaci.

A porre i sigilli al patrimonio di Smiraglia sono stati gli uomini della Direzione investigativa antimafia di Messina su disposizione della Dda. L’imprenditore, pur non essendo finora condannato per reati legati alla criminalità organizzata, è stato più volte tirato in ballo in diverse inchieste giudizarie che hanno fatto luce sugli affari della mafia sulla costa tirrenica, specialmente nell’area dei Nebrodi e nel Barcellonese

Nell’inchiesta Omega, per esempio, furono appurate le relazione di Smiraglia con l’esponente del clan Mario Aquilia, mentre nelle carte dell’operazione Scipione, viene documentato un summit tenutosi nel 2003 ad Aidone, in provincia di Enna, in un casale riconducibile a Mario Giuseppe Scinardo, al quale avrebbe preso parte lo stesso imprenditore. E con lui anche il boss Sebastiano Rampulla. Nell’indagine Dionisio, invece, i magistrati pongono l’attenzione su un impianto di produzione di calcestruzzo che Smiraglia avrebbe aperto a Castelbuono «sotto la regia» di Camillo Bartolomeo Testa e il benestare dello stesso Rampulla.

Il nome di Smiraglia finisce anche nelle inchieste Autostrada – dove l’imprenditore sarebbe tra quelli che avrebbe avuto contatti con il clan camorristico Fabbrocino – e Montagna, dove l’uomo viene fermato con l’accusa di associazione mafiosa per poi essere prosciolto. Tuttavia, ulteriori risultanze investigative – Smiraglia era stato accusato di essere stato vicino al clan di Mistretta con l’intento di ottenere il monopolio nella realizzazione di grandi opere pubbliche – hanno portato la Procura a ipotizzare la possibile revoca della sentenza di non luogo a procedere.

Al momento, inoltre, l’imprenditore è imputato in procedimenti che lo vedono accusato di bancarotta fraudolenta. Il provvedimento di oggi deriva dall’attestazione della sproporzione tra i redditi dichiarati dai familiari dell’uomo – compresi quelli del padre e dei fratelli – e il patrimonio a sua disposizione.  


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