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Faraone: primarie per il candidato Pd alla Regione
«Crocetta? Dicendo sì, sarei da trattamento sanitario»

Il braccio destro di Renzi lancia la consultazione per le elezioni del 2017 e boccia l'autocandidatura del governatore, che replica: «Il suo problema è che si sente Renzi». Fausto Raciti: «La prima cosa da rottamare sono i poteri di sempre, quelli che di volta in volta si sono adattati per salvare se stessi gattopardiamente»

Redazione

«Chiunque si vorrà candidare per la presidenza della Regione siciliana potrà farlo, ci saranno le primarie». Il sottosegretario renziano Davide Faraone, promotore del meeting Leopolda in salsa siciliana, coglie l'occasione per chiarire la sua posizione, e probabilmente quella dello stesso Matteo Renzi, rispetto alle future elezioni per la presidenza della Regione. Una risposta diretta a Rosario Crocetta che nei giorni scorsi aveva ribadito la sua volontà a presentarsi agli elettori nel 2017 per ricevere un secondo mandato. «Ha annunciato che si vuole ricandidare? - ha detto Faraone riferendosi all'attuale presidente - Se oggi dicessi di sì, mi considerereste da trattamento sanitario obbligatorio».

Pronta la replica del governatore. «Il problema di Faraone è che si sente Renzi. Ma io che ci posso fare? Gli raccomando di stare sereno e di non agitarsi troppo». Quindi Crocetta ha ricordato che il sottosegretario, nonostante i continui attacchi a parole, «è sempre stato nel mio governo e in questa fase ha tre assessori su 12 in posti chiave come l'economia, la sanità e l'energia».

Il tema del candidato del Pd è stato al centro del dibattito alla Leopolda anche ieri. «Ci sarà lo spazio di discussione all'interno del Pd quando sarà arrivato il momento - ha detto il segretario siciliano dei Dem, Fausto Raciti -. Dobbiamo avere la capacità di fare scelte e assumerci responsabilità come partito. Dobbiamo fare il massimo e impegnarci per lasciare una Regione in ordine prima alla prossima legislatura. Abbiamo il dovere di continuare a impegnarci in questo anno e mezzo». E di fronte alla «rottamazione all'ennesima potenza» invocata da Faraone, Raciti ha replicato: «La prima cosa da rottamare in questa Regione sono i poteri di sempre, quelli che di volta in volta si sono adattati al cambiamento delle fasi politiche per salvare se stessi gattopardiamente: cambiare tutto e per non cambiare nulla».

A osservare il botta e risposta sul futuro del partito, in prima fila, c'è anche Totò Cardinale, ex Dc, ministro del secondo governo Amato ai primi anni 2000. Oggi fedele alla linea di Faraone e leader del movimento Sicilia futura che garantisce la maggioranza al governatore Crocetta ed esprime anche un assessore, Maurizio Croce. Insieme a lui alla Leopolda hanno sfilato gli altri assessori renziani dell'esecutivo regionale: Alessandro Baccei, Vania Contrafatto, Baldo Gucciardi, Anthony Barbagallo. 

Tra i presenti anche Luca Sammartino, ex Udc e Articolo 4, confluito adesso nel Pd e fedelissimo di Faraone. I suoi cambi di casacca gli sono valse accuse di trasformismo, a cui ha replicato: «Io sono nato a fianco della sinistra, perché sono stato eletto nell'Udc in coalizione con il centrosinistra. Quale cambio casacca? Il movimento Articolo 4 ha sostenuto solo candidature del Pd alle amministrative e alle europee. Personalmente - ha aggiunto - mi ritrovo nel Pd, la linea di grande impulso e cambiamento di Faraone è quella che mi ha spinto a guardare al progetto di Renzi. Certo è un partito che contiene tante sensibilità al suo interno, alcune anche un po' confuse, purtroppo c'è una parte della sinistra che gioca a demolire quello che un'altra parte sta cercando di costruire».

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