Ars, addio al prestigio e all’autorevolezza

Che sta succedendo in Assemblea regionale siciliana? Era mai capitato che un’istituzione che si era sempre proposta come modello di efficienza e di professionalità si riducesse a zimbello della realtà regionale e non solo?

Sono domande che corrono e alle quali si può dare una sola e chiara risposta che si sintetizza nell’incapacità dei livelli politici ed amministrativi di governare con serietà e trasparenza l’istituzione. Non è un caso che, in questi ultimi anni, in Assemblea è accaduto tutto ed il contrario di tutto: per esempio, il proliferare di consulenze ben pagate che non trovano giustificazione alcuna, vista l’alta professionalità del personale disponibile.

Tutto questo senza che, da parte della dirigenza dell’Ars, si sia sollevata alcuna pur timida rimostranza. La verità è che ill silenzio è stato scambiato con meschine posizioni di potere interno. Non è un caso che, per la prima volta nella sua storia, l’Ars si sia ritrovata con due segretari generali, fatto di un’enormità incredibile, visto anche sotto il profilo della spesa.

Non è un caso che tre dirigenti della stessa Assemblea siano stati fatti fuori, con una decisione opinabile del Consiglio di Presidenza, decisione che è stata censurata dalla magistratura, e tutto questo solo per dare spazio a qualcuno. Per non parlare alle tante operazioni di piccolo cabotaggio, a cominciare dal contestato concorso interno per far passare di categoria alcuni commessi.

Diciamolo con tutta sincerità, quello che, pomposamente, è stato definito il più antico Parlamento d’Europa (fatto assolutamente falso sotto il profilo storico), si sta riducendo a luogo di burletta dove l’incompetenza la fa da padrona e prestigio ed autorevolezza sono, da tempo, andati a farsi benedire.

O tempora, o mores!, esclamavano i latini. Frutto della decadenza morale che asfissia la Sicilia ed il Paese.

L’amaro/ Un pignoramento da 20 milioni all’Ars per una causa di lavoro. Bell’esempio…


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