Elisoccorso, l’Anticorruzione boccia la Regione Siciliana: dalla «carenza di competenze» all’appalto in proroga

«Carenza di professionalità e competenze»: è la sostanza della bocciatura dell’Autorità nazionale anticorruzione nei confronti della Regione siciliana in merito al servizio di elisoccorso. Oltre a contestare, come riporta il quotidiano La Repubblica, la violazione del Codice degli appalti e a ritenere le consulenze illegittime, fornendo all’amministrazione regionale un termine entro cui rientrare nelle regole. Sotto la lente di ingrandimento dell’Anac è finito il servizio di elisoccorso: affidato da 12 anni sempre allo stesso e unico operatore al costo di 1,8 milioni di euro al mese.

L’origine del servizio di elisoccorso

La gara risale al 2013, quando ad aggiudicarsi la commessa della Regione Siciliana è la Inaer Aviation, oggi Avincis Aviation Italia. Scaduto nel 2021, il contratto viene prorogato di anno in anno. Fino alla gara avviata dal dipartimento Pianificazione strategica dell’assessorato regionale alla Salute guidato da Salvatore Iacolino, citato ma non indagato nella recente inchiesta giudiziaria che ha travolto Totò Cuffaro. Uno dei due bandi, quello relativo al servizio a Caltanissetta Catania, riceve un’offerta. Deserto invece quello per PalermoLampedusa MessinaPantelleria. Si arriva così a una gara ponte da 33 milioni di euro per 8 mesi. Ma l’unica invitata a partecipare sarebbe stata proprio la Avincis Aviation Italia.

L’intervento dell’Anac

È a questo punto che l’Autorità nazionale anticorruzione si attiva e, a luglio, chiede alla Regione i documenti degli ultimi 12 anni sul servizio di elisoccorso. Lo stesso giorno il responsabile unico del procedimento, Emanuele Di Paola, sospende le procedure aperte ma va avanti con la proroga. Gestione in cui oggi l’Anac rileva «gravi profili di illegittimità». Comprese le consulenze: quella da 25mila euro per la società Geda e i 52mila euro per l’avvocato amministrativista Giovanni Puntarello. «Attività che non avrebbe potuto svolgere la stazione appaltante, perché di competenza della Centrale unica di committenza e in quanto non qualificata». E dall’autorità è arrivato anche un suggerimento per contenere la spesa: «Un’eventuale aggregazione della committenza con altre Regioni, attraverso l’adesione a convenzioni attive».


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