Andrea Vecchio, assessore per caso

L’ultima sceneggiata assai mediocre che il governo regionale vede protagonisti il presidente dimissionario, Raffaele Lombardo, e l’assessore (per caso) Andrea Vecchio. La trama è presto detta: il capo della Giunta, dopo aver ‘intruppato Vecchio nella sua compagine governativa se n’è pentito e, dopo qualche tentennamento, l’ha sbattuto fuori. Vecchio, una volta acchiappato l’osso, non lo vorrebbe più mollare e annuncia ricorsi. Sostiene che il presidente dimissionario che lo ha nominato non lo può mettere ala porta.    

L’assessore Vecchio, da quando si è insediato, tutto ha fatto nel suo breve periodo di gestione dell’assessorato alle Infrastrutture, tranne che programmare e/o realizzare infrastrutture. Tra i suoi provvedimenti più ‘qualificati’ si ricorda la decisione di cambiare i lampadari dei locali sede dell’assessorato, perché quelli esistenti non incontravano il suo gusto.

Poi l’assessore ha emesso giudizi pesanti sul Corpo delle guardie forestali; non ha nemmeno ricevuto i rappresentanti dell’associazione delle imprese appaltatrici, perché lui quella organizzazione non la riconosceva ed altre amenità dello stesso tipo.

Ha, però, avuto la bella idea di rivolgersi al presidente Lombardo, che lo ha nominato, consigliandogli di andare a raccogliere arance e di non mettere mai più piede a Palazzo d’Orleans. Ma non era meglio – egregio signor Vecchio – non accettare l’incarico se del suo proponente aveva cotanta disistima?

Da parte sua il presidente Lombardo si è risentito del contenuto di quello strano ‘consiglio’ e ha deciso di licenziare in tronco l’assessore Vecchio. Questi, indignato a sua volta per il licenziamento,ritenuto un affronto, si è impuntato e intende ricorrere avverso tale trattamento, adducendo quale ragione il fatto che il presidente dimissionario non avrebbe i poteri per operare tale licenziamento. Fine della trama di questa sceneggiata.

Vecchio è un imprenditore e, come tale, dovrebbe avere a cuore le sorti della sua azienda (se ce l’ha?) piuttosto che occuparsi degli arredi dell’assessorato delle Infrastrutture o di Forestali che magari nello svolgimento del loro lavoro ci lasciano pure la pelle.

Dovrebbe curare che la sua impresa svolga pienamente l’attività produttiva e curarne la crescita. Invece no, si mette gli abiti dello scienziato della legittimità degli atti amministrativi del presidente e ne contesta la validità, trascurando il dettaglio che la gestione corrente dell’amministrazione può di certo contemplare sia la nomina che la revoca di componenti del governo.

Si tratta di atti di ordinaria amministrazione compiuti nell’esercizio delle sue funzioni di organo eletto direttamente dal popolo. Infatti la nomina dell’assessore Andrea Vecchio non è stata sottoposta al vaglio di merito dell’Assemblea regionale siciliana, per la ragione che il mandato di governare e insito nel voto popolare di nomina del “governatore”.

Piuttosto è necessario tentare di far capire all’imprenditore Andrea Vecchio che la sua nomina ad assessore è stata una ‘furbata’ dell’astuto Raffaele Lombardo, che essendo sotto processo per ragioni riguardanti i suoi reali o presunti rapporti con elementi mafiosi, nel formare il suo governo si è circondato di persone che non si erano distinte per competenza politica o amministrativa nella loro vita professionale, ma che per mestiere o per comportamenti sociali avessero avuto modo di porsiquali antagonisti delle prepotenze mafiose.

Tra magistrati, imprenditori, docenti e professionisti che si presume abbiano capacità critiche sviluppate, nessuno di loro si è accorto che Raffaele Lombardo li ha utilizzati a suo uso e consumo. Poveri ingenui.


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L'ultima sceneggiata assai mediocre che il governo regionale vede protagonisti il presidente dimissionario, raffaele lombardo, e l'assessore (per caso) andrea vecchio. La trama è presto detta: il capo della giunta, dopo aver 'intruppato vecchio nella sua compagine governativa se n'è pentito e, dopo qualche tentennamento, l'ha sbattuto fuori. Vecchio, una volta acchiappato l'osso, non lo vorrebbe più mollare e annuncia ricorsi. Sostiene che il presidente dimissionario che lo ha nominato non lo può mettere ala porta.

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