All’ospedale di Acireale l’ossigeno non basta per tutti Il centro Covid dovrà rinunciare a oltre 20 posti letto

Come quando non si riesce a fare la doccia perché l’inquilino di sotto ha già aperto l’acqua. Solo che in questo caso si parla di ossigeno, di ospedali e di pazienti Covid che hanno bisogno delle cure ospedaliere. Accade ad Acireale, dove si trova uno degli ospedali che il governo Musumeci ha deciso, a inizio novembre, di dedicare in via esclusiva all’emergenza sanitaria. Un potenziamento che ha previsto l’aumento di cinque posti in terapia intensiva e la conversione degli altri reparti con la dotazione della strumentazione necessaria a garantire l’assistenza a chi ha contratto il virus

La scelta , nelle settimane scorse, è stata fortemente osteggiata dai sindaci del comprensorio per i rischi collegati alla privazione di una serie di servizi. Tra i quali, i reparti di Cardiologia, Ortopedia, Pediatria. Adesso però un problema tecnico potrebbe rallentare il piano di potenziamento dell’assessore Ruggero Razza. E stando a quanto verificato da MeridioNews, i posti letto previsti dal piano regionale scenderanno da 90 a meno di 70. All’origine c’è la constatazione che il sistema che rifornisce di ossigeno i reparti non è adeguato a supportare un numero così alto di postazioni. In sostanza, manca la pressione sufficiente e il rischio è che in una situazione di piena attività alcuni posti letto potrebbero rimanere scoperti. 

«Passeremo a 68 posti letto – conferma il commissario Covid per la provincia di Catania Pino Liberti a MeridioNews – La decisione nasce da un problema strutturale e di tubature». Per Liberti in questo caso l’accusa di averci pensato tardi non regge. «Che Acireale diventasse Covid hospital è una notizia che è arrivata soltanto relativamente di recente, ma il tipo di intervento che richiederebbe l’adeguamento delle tubature sarebbe stato difficile completarlo anche iniziando a lavorarci in estate». Un altro cambio di rotta riguarda il reintegro del reparto di Medicina fisica e Riabilitativa, che prevede 16 posti. «Sarà comunque un reparto Covid destinato alla riabilitazione dei pazienti», chiarisce Liberti, sgombrando il campo dall’ipotesi per cui quello acese avrebbe potuto perdere lo status di Covid hospital

La notizia arriva all’indomani dell’arrivo in Sicilia dei commissari ministeriali, giunti per fare luce sul giallo dei posti letto – alimentato dall’ormai famoso audio del dirigenbte Mario La Rocca – e rischia di rilanciare la polemica sui ritardi nella preparazione del sistema sanitario alla seconda ondata. Proprio oggi Razza e La Rocca sono stati ascoltati in commissione Sanità. L’assessore anche oggi ha difeso il proprio operato, assicurando che se la Sicilia è finita in zona arancione non è per la questione terapia intensiva.

Intanto altre critiche arrivano dal sindacato degli infermieri Nursid. «I problemi sono diffusi e riguardano anche temi che potevano e dovevano essere affrontati in estate, quando tutti mettevano in guardia dalla seconda ondata – dichiara Salvo Vaccaro a MeridioNews – Si parla giustamente delle carenze dei medici, ma anche gli infermieri mancano. Nella pianta organica ne mancano trecento, figurarsi in tempi di pandemia. Purtroppo l’Asp continua a ragionare in maniera reattiva, inseguendo i dati sui contagi, mentre in un’emergenza di questo tipo bisognava mostrarsi proattivi. Anticipando i problemi, evitando questi livelli alti di mortalità». 

La questione dei problemi all’ospedale Santa Marta e Santa Venera sarà discussa stasera in consiglio comunale ad Acireale ed è destinata a far ripartire le polemiche sulle recenti decisioni del governo. 


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