Alcamo, il clan tra estorsioni e influenze su politica U dutturi Melodia tornato ad assumere il comando

Non solo la cella frigorifera di un ortofrutta, utilizzata per gli incontri tra boss, credendo di essere al sicuro da microspie e telecamere. I summit avvenivano anche all’interno di un’agenzia di pompe funebri e in un bar. I particolari dell’operazione Freezer – messa a segno dagli uomini della squadra mobile di Trapani, di concerto con la Direzione investigativa antimafia, che ha assestato un duro colpo alla mafia alcamese – sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta nei locali della Questura del capoluogo.

Le indagini, hanno confermato come la famiglia Melodia, affiliata ai Corleonesi, continui a tenere salde le redini della cosca alcamese. Ad assumere il comando, dopo la scarcerazione avvenuta nel 2012, un volto noto alla Dia, Ignazio Melodia, u dutturi di nome e di fatto, ex medico dell’ufficio d’igiene di Alcamo. Precedenti che gli hanno comunque permesso di rimanere iscritto all’ordine dei Medici. Sarebbe stato proprio lui, all’epoca dell’omicidio dei gemelli Pirrone nel 1995, a prestare un primo soccorso ad uno dei killer, Salvatore Grigoli – condannato per l’omicidio di don Pino Puglisi – rimasto ferito ad un piede nel corso dell’agguato. Il pentito Vincenzo Sinacori, in uno dei suoi racconti ha indicato Matteo Messina Denaro come padrino d’affiliazione del medico alcamese.

U dutturi, secondo Sinacori, sarebbe stato punciuto nel corso di un rito avvenuto all’interno di una villetta di Dattilo, alle porte di Trapani. Un’ascesa la sua, avvenuta in seguito all’arresto del fratello Antonino. «Ancora una volta – ha sottolineato il questore Maurizio Agricola – è emersa la pervicace condotta mafiosa volta a condizionare il tessuto economico, nonché a tentare di influenzare le locali realtà politico-amministrative, condotta resa ancora più pericolosa dalla levatura criminale dei personaggi coinvolti».Nello specifico, secondo gli inquirenti, il clan avrebbe influenzato – tramite Giacalone – la politica tra il 2012 e il 2016. Già in occasione delle precedenti amministrative, la cosca avrebbe fatto pressioni sull’allora sindaco Sebastiano Bonventre.

Le indagini condotte dalla Dia, coordinate dal colonnello Rocco Lopane, hanno permesso di svelare anche una serie di tentate estorsioni ai danni di alcuni imprenditori locali grazie alle denunce presentate da due professionisti minacciati, che alla fine hanno deciso di collaborare squarciando il velo di omertà. «Segno che qualcosa si muove – ha sottolineato Lopane – ma non è ancora abbastanza. Per due imprenditori che decidono di parlare, dieci rimangono in silenzio. Circostanza questa che fa comprendere come ci sia ancora tanto lavoro da fare».

Questa indagine è davvero una fotografia chiarissima della nuova, ma allo stesso tempo vecchia mafia siciliana. Altro nome eccellente che spicca tra gli arrestati, è quello di Salvatore Giacalone, detto il professore, ex insegnante. Giacalone viene arrestato nel 1996, nell’ambito dell’operazione Cadice. Da sempre ritenuto fedelissimo della famiglia Melodia, nel 2002 viene condannato a cinque anni di reclusione con l’accusa di estorsione. «Ancora una volta – ha sottolineato Lopane – fondamentali si sono rivelate le intercettazioni». Intercettazioni, alle quali però continua a sfuggire il superlatitante Matteo Messina Denaro, «forse perché da tempo ha lasciato la Sicilia», secondo gli inquirenti.

Gli arrestati
Ignazio Melodia, 61 anni, a capo della famiglia mafiosa di Alcamo
Salvatore Giacalone, 62 anni, di Alcamo
Antonino Stella, 69 anni, originario di Marsala
Filippo Cracchiolo, 56 anni, di Alcamo
Giuseppe Di Giovanni, 32 anni, di Alcamo
Vito Turricciano, attualmente detenuto, 70 anni, di Castellammare del Golfo.


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