Al Teatro Massimo Vexations di Satie Cento pianisti per il concerto-maratona

Centocinquantadue note scritte su cinque pentagrammi, ripetute per 840 volteUna sfida ai limiti della performance fisica per i pianisti. L’esecuzione, infatti, secondo gli interpreti può durare da un minimo di 9 ore a un giorno intero. Per il Guinness dei Primati è il concerto più lungo della storia della musica: Vexations di Erik Satie, composto nel 1893 ed eseguito per la prima volta settanta anni dopo, nel 1963, da John Cage e un team di pianisti al Pocket Theatre di New York per 18 ore e 40 minuti.

Nel 1969 Richard Toop tentò l’impresa in Australia, ma dopo diciassette ore fu trasportato in coma ipoglicemico in ospedale. Nel 1970 Sidney Peter Evans dovette interrompere alla 595esima ripetizione perché «vittima di allucinazioni di carattere demoniaco». Nel 1988 Feliciani lo eseguì da solo indossando un elettroencefalografo che proiettava su uno schermo gigante l’attività cerebrale e cardiaca e utilizzando uno speciale catetere per la diuresi. Domani il Teatro Massimo di Palermo lo propone in una formula inedita, coinvolgendo cento musicisti che si alterneranno alla tastiera di due pianoforti ogni quarto d’ora.

È l’evento con cui si apre “Summerwhere”, la stagione estiva del teatro, che si concluderà il 9 agosto. Una maratona lunga un giorno intero, che comincerà alle 22 di domani per concludersi alla stessa ora dell’indomani, una staffetta nel segno della musica che si svolgerà nel foyer del Teatro, aperto liberamente alla città. Le candidature per l’esecuzione collettiva sono ancora aperte. (rivolgersi a pia.lenglet@teatromassimo.it). «Curiosamente – dice il direttore artistico Oscar Pizzo – c’è stata una corsa a candidarsi nei turni di piena notte, dall’una alle cinque del mattino».

Al pianoforte si alterneranno musicisti in erba e artisti affermati. Una squadra interna al teatro sarà pronta a intervenire, per tutto il giorno e tutta la notte, per garantire la continuità nel caso in cui ci fosse un “buco” nell’esecuzione. Per il sovrintendente Francesco Giambrone è «una grande festa collettiva con cui rovesciamo il rapporto tradizionale tra artista e pubblico. Questa volta è il pubblico che viene coinvolto nell’evento, nel suo stesso farsi. Dopo la trasmissione dell’opera in piazza, questo è un modo per dire, ancora una volta, che il Teatro Massimo vuole abbattere le sue pareti ed essere aperto alla città». 


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