Al monastero Bemporad e la Carta del cielo Il nuovo lavoro teatrale di Officine culturali

Un progetto scientifico innovativo per l’epoca, nato a cavallo tra le due guerre mondiali, e che passa anche per Catania. Ma allo stesso tempo una vicenda universale. È la storia di Azeglio Bemporad, astronomo e matematico nato in Toscana e di origini ebraiche, chiamato dall’università di Catania nel 1904 a insegnare Astrofisica e coinvolto nella redazione della Carte du ciel. La sua vita è al centro della nuova produzione teatrale, chiamata proprio La carta del cielo, proposta oggi e domani dall’associazione Officine culturali, ente che si occupa della valorizzazione dell’ex monastero dei Benedettini. 

«Bemporad è un vero e proprio genio, ma anche un personaggio complesso», racconta Claudia Cantale, responsabile comunicazione dell’associazione. «Qui al monastero, all’interno dell’osservatorio, lavora al catalogo astrografico». Una vera e propria mappatura delle stelle, realizzata attraverso la divisione della volta celeste in 20 settori. «Catania viene scelta sia per la sua posizione geografica che per il particolare pregio dei suoi docenti». E precisa Cantale: «Questo succede tra la Prima e la Seconda guerra mondiale, in un momento in cui c’erano gli schieramenti militari che si fronteggiavano. Allo stesso tempo c’erano altri uomini che cercavano tenere unito almeno il cielo». 

Qualche anno dopo, nel 1912, Azeglio Bemporad diventa direttore dell’osservatorio di Capodimonte, in Campania. Ma qui entra in contrasto con un sottoposto, segretario del partito fascista. Uno scontro che gli costerà la perdita della tessera, necessaria per continuare la sua attività. Nonostante lo spostamento, Bemporad continua a curare la Carta del cielo. «Si scambia dei veri e propri pizzini con i calcoli astrofisici con il direttore dell’osservatorio di Catania», afferma Claudia Cantale. Ed è su questi straordinari documenti che si basa la sceneggiatura dello spettacolo teatrale, interpretato da Pamela Toscano e Carlo Ferreri. «Quei biglietti sono stati trovati durante i lavori di restauro del monastero e sono stati salvati dal macero». Oggi le annotazioni di Bemporad sono conservate nell’archivio del Museo della fabbrica, gestito da Officine culturali. 

Il ritorno a Catania coincide con le leggi razziali fasciste emanate nel 1938. Lo studioso perde così ancora una volta il diritto all’insegnamento. Un periodo di profonda crisi, perché «non esiste Bemporad senza la ricerca scientifica – sottolinea la responsabile – Si tratta di un elemento per lui fondamentale». Con la fine della guerra, l’ateneo catanese reintegra lo scienziato. «Non abbiamo testimonianze del fatto che sia tornato a insegnare», precisa Cantale. Dopo qualche mese, l’11 febbraio 1945, Azeglio Bemporad muore. 

La storia umana e professionale dello studioso «è un racconto che contiene altri racconti il cui fil rouge è questo uomo». Ci sono un progetto scientifico innovativo per l’epoca, le vite complicate dal succedersi delle due guerre e dal regime fascista, la centralità di Catania (e del suo monastero) per la ricerca accademica. Ma si tratta anche di una vicenda attuale, «come può esserlo qualsiasi persecuzione, in qualsiasi epoca e luogo».


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