Acireale, il clima in città dopo l’arresto del sindaco Incredulità e sfiducia: «Per quattro voti, è da ingenui»

«Chi ficiru ppi quattru voti arruggiati». Il cielo ad Acireale è grigio e la pioggia attutisce le voci di chi staziona sotto i portici di piazza Europa. A poche decine di metri c’è il comitato elettorale di Nicola D’Agostino, il deputato regionale di Sicilia Futura che tra meno di due settimane proverà per la prima volta il salto a Montecitorio. Le porte, però, sono chiuse. Le luci spente. Il voto, fino a ieri era atteso con ansia ed eccitazione, oggi sembra più lontano. O quantomeno finisce in secondo piano rispetto alla notizia dell’arresto di Roberto Barbagallo, sindaco di Acireale e delfino di D’Agostino, sin dagli anni in cui, consigliere comunale, capitava che saltasse qualche impegno nel civico consesso per accompagnare all’Ars il deputato. 

Barbagallo è accusato di avere procacciato voti a D’Agostino, sfruttando il proprio ruolo da sindaco per intimidire alcuni ambulanti, grazie anche alla collaborazione del vigile urbano Nicolò Urso, anche lui arrestato e posto ai domiciliari nell’ambito dell’operazione Sibilla. «Dopo quello che è successo dubito che lo apriranno – commenta un negoziante, che lavora poco distante dal comitato elettorale -. Se sono stupito? Fino a un certo punto. Ormai è impossibile trovare politici che si comportano bene». Un po’ più in là, tre persone parlano di quanto i giornali hanno pubblicato, soffermandosi sulla trascrizione dell’intercettazione in cui Barbagallo, rivolgendosi a Urso, gli chiede di intervenire nei confronti dei «due gemellini», chiedendo di farli spaventare «accussì mi venunu a ciccari». La richiesta sarebbe legata, secondo gli inquirenti, alla ricerca di voti per D’Agostino in vista delle Regionali. «Ma quanti voti potevano portare questi? Rischiare così tanto per quattro voti è da ingenui», dice un uomo sulla quarantina. «Chissà se facevano così anche in altri casi», si domanda un cittadino più anziano.

I gemellini citati dal sindaco sono i fratelli Principato, che nella zona di San Martino gestiscono alcune bancarelle di ortofrutta. Oggi i due hanno deciso di ritirare in anticipo la merce esposta. Per via della pioggia, pare. A poche centinaia di metri, tuttavia, ci sono altri familiari. Anche loro lavorano con la frutta e la verdura. «Sono miei fratelli», dichiara un giovane, per poi aggiungere che «non è vero che hanno promesso di dare il voto in cambio del cancellazione delle multe». La difesa – i due ambulanti sono indagati a piede libero dalla procura – poggia su una considerazione: «I vigili non hanno trovato nulla di irregolare. Avevamo tutto in ordine». Il giovane afferma di avere scoperto soltanto questa mattina della relazione tra il controllo del vigile e le presunte pressioni di Barbagallo. «Sono rimasto senza parole – prosegue il rivenditore -. Sapevo della visita della polizia municipale, ma mai avrei pensato che potesse essere uno sgarro del sindaco. Non so cosa dire». 

La famiglia Principato conosce Barbagallo, da prima dell’elezione a sindaco. «Viviamo tutti ad Aci Platani, è normale conoscersi. Frequentavamo anche il patronato dove stava lui», va avanti il commerciante. Che poi glissa sulle voci circolate in queste ore, che vorrebbero che il presunto intervento del sindaco sia arrivato dopo avere scoperto che alle Regionali la famiglia avrebbe sostenuto un candidato diverso da D’Agostino. «Non mi faccia nomi perché tanto non rispondo – replica -. Dico che in ogni caso per parlare di elezioni poteva venire qui tranquillamente. D’Agostino? Qualche giorno fa è passato a fare la spesa», conclude. A restare perplesse sono anche le persone che, nonostante il maltempo, hanno deciso di fare acquisti dalle parti della pescheria, in piazza Marconi, e che non hanno ancora avuto modo di leggere i giornali. «Il sindaco a piazza Lanza? Ieri notte l’ho visto nella pizzeria in cui va spesso. Ma dice davvero?», chiede una signora. Prima di allontanarsi con un’espressione sospesa. Un po’ come il clima generale in città.


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