Gela, è allarme ambientale al petrolchimico Una tonnellata di greggio sversata nel fiume

Rischio disastro ambientale a Gela. Almeno una tonnellata di greggio emulsionato con acqua sarebbe fuoriuscita dall’impianto Topping 1 della raffineria Eni del territorio gelese, situato in isola sette. Destinato alle prime fasi del processo di raffinazione del greggio, l’impianto era stato rimesso in funzione soltanto da circa una settimana dopo un fermo di undici mesi a causa del blocco temporaneo di due linee di lavorazione.

Il liquido si sarebbe riversato dalle sei di ieri mattina e per circa un’ora, «nei pressi di un canalone interno al perimetro dello stabilimento che sfocia nel vicino fiume Gela», si legge sul comunicato ufficiale diramato dalla Procura della Repubblica presso il tribunale gelese. Solo con il blocco totale dell’impianto si è riusciti a fermare il riversamento. Ingente il danno ambientale poiché l’idrocarburico fuoriuscito, denso, scuro e galleggiante, ha invaso il fiume Gela per centinaia di metri, «dallo sbocco del canale A fino alla foce e tratti di mare – in via di esatta individuazione – dello specchio antistante la stessa foce del fiume», spiegano dall’ufficio.

Foto di Alberto Maugeri

Immediato l’intervento della capitaneria di porto e della polizia giudiziaria che ha posto sotto sequestro l’impianto «per esigenze probatorie e di cautela» dovute all’indagine subito aperta. Si contestano i reati previsti dal codice dell’ambiente, nonché danneggiamento aggravato e disastro colposo.

«Il prodotto idrocarburico è uscito dallo scarico dell’impianto che normalmente convoglia l’acqua residua del processo di lavorazione del greggio», spiegano ancora dalla Procura della Repubblica. Diverse le concause, emerse sin dai primi dati raccolti. Si tratterebbe sia di problemi tecnici che di comunicazione tra impianti «che hanno determinato l’alterazione dei processi all’interno del Topping 1 e la mancata separazione tra greggio e acqua». Non solo. Sarebbe stata accertata la rottura di uno scambiatore dell’impianto, «rottura che ha poi provocato la fuoriuscita  dell’emulsione dallo scarico» e il mancato funzionamento anche della valvola di sicurezza che avrebbe dovuto impedire la fuoriuscita dell’idrocarburo emulsionato, «nonché il difetto, nel loro complesso, delle manovre di sicurezza».

«L’ennesimo episodio di sversamento a mare di petrolio proveniente dalla raffineria di Gela, all’indomani di una giunta di governo che proprio a Gela ha stabilito di potenziare nelle aree industriali siciliane le strutture di prevenzione sanitaria e cura sulle malattie tipiche dell’industrializzazione obbliga il governo della Regione ad elevare il livello di soglia dei controlli da effettuare in quei siti», afferma, subito dopo avere saputo dell’accaduto, il governatore Rosario Crocetta –

«La Sicilia non può continuare a pagare un prezzo così alto: nove campi di estrazione e cinque raffinerie fanno di questa terra una delle più inquinate d’Europa. Se a questo si aggiunge la mancanza di controlli degli impianti, si capisce la portata del dramma». È il commento di Giampiero Trizzino, presidente della commissione Ambiente dell’Ars. Che propone un nuovo modello di sviluppo che abbandoni «questa economia che non porta lavoro, ma malattie e disastri ambientali – spiega – Il lavoro nel 2013 è nella green economy e in modelli di sviluppo compatibili con l’ambiente».

[Foto di copertina di Emanuele Amato]


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Ingenti quantità di idrocarburo si sono riversate nel fiume dell'omonima cittadina siciliana per centinaia di metri dall’impianto Topping 1 dello stabilimento Eni. Solo con il blocco totale della struttuta si è riusciti a fermare la perdita. La procura locale ha intanto aperto un'indagine per reati ambientali e posto sotto sequestro l'area. Ma sono già diverse le anomalie riscontrate nell'impianto, riaperto dopo undici mesi di fermo per manutenzione

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