Morto operaio al petrolchimico di Priolo «Solo l’autopsia potrà dirci il perché»

Si chiamava Salvatore Ganci e aveva 38 anni. È un’altra della tante vittime degli incidenti sul lavoro che si verificano ogni anno in Italia. L’episodio è avvenuto questa notte al petrolchimico di Priolo, nell’impianto Cr 37 della Isab nord. L’uomo lascia due figli piccoli, di cui uno di pochi mesi, e la moglie. La causa sembra sia stata una fuga di gas, «ma occorre aspettare i risultati dell’autopsia per capire davvero quale è stata la dinamica dell’incidente», afferma Mario Rizzuti, segretario generale di Siracusa della Filctem-Cgil.

Esclude comunque l’errore umano «perché il ragazzo era stato incaricato di fare semplicemente delle verifiche a seguito di alcuni allarmi in sala controllo», dice ancora Rizzuti. Nessuna manovra specifica richiesta, dunque, e per la morte di Salvatore Ganci non c’è ancora chiarezza. Quello che si sa è che l’uomo non ha dato più notizie ed è stato mandato un collega a cercarlo. Lo ha trovato accasciato a terra. I soccorsi sono arrivati immediatamente, ma non c’è stato nulla da fare per l’operaio dipendente dell’azienda da circa un decennio.

Si ipotizza una fuga di acido solforico, gas letale che viene usato nel reparto «considerato il cuore della raffineria», come dice il sindacalista, ma nessuna perdita è stata segnalata dal sistema. Oltretutto, «stiamo molto attenti a fare rispettare i parametri di sicurezza – aggiunge Rizzuti –  infatti indossava la tuta di protezione ed è stato trovato in una zona dove l’aria era perfettamente respirabile», spiega. Come la scatola nera degli aerei, dunque, adesso potrebbe essere il microchip nella tuta a dire agli esperti cosa è accaduto. La raffineria Isab è di propietà della russa Lukoil per l’80 per cento e della Erg per il restante venti. Recentemente la Lukoil ha incontrato il presidente della regione siciliana Rosario Crocetta perché interessata ad un investimento di circa un miliardo e mezzo di euro a Priolo e ad assorbire la rimanente quota di cui è attualmente titolare la Erg. Secondo il sindacalista l’impianto gestito dai russi non ha problemi di sicurezza, né di rispetto dei diritti dei lavoratori. «Certo, è sempre perfettibile, ma gli standard sono garantiti», dichiara Rizzuti.

Negli ultimi anni nell’area del petrolchimico si sono verificati incidenti, anche se non mortali. Due incendi nel giugno e nel dicembre del 2011 all’impianto Tas dell’Eni e all’Isab Nord provocarono paura, una densa nube nera e, nel primo caso, il ferimento non grave di tre operai. L’ultimo precedente che ha causato la morte di un lavoratore risale al 1988 a causa di un incendio allo stabilimento Enichem. Mentre tre anni prima, nel 1985, un operaio era rimasto ucciso dalle ustioni riportate durante alcuni lavori di manutenzione all’impianto del gruppo chimico Ra.si.o.m.

La Procura della Repubblica di Siracusa ha aperto un’indagine sulla morte di Salvatore Ganci e questa mattina i sindacati hanno indetto otto ore di sciopero nel settore in cui è avvenuto l’incidente e altre quattro sono proclamate per domani mattina in tutti gli stabilimenti dell’area petrolchimica di Priolo. «È un segno di solidarietà alla famiglia che sta vivendo questo dramma umano e a tutti i lavoratori che sono molto scossi», afferma Rizzuti.

[Foto di Giuppy]


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