Mafia, sequestro da 12 milioni a Palermo Tra i beni, anche tre cavalli da corsa

Agenzie di scommesse, conti correnti, immobili, terreni e anche tre cavalli da corsa. Il tutto, per un totale di dodici milioni di euro. E’ il risultato del sequestro operato dai Carabinieri di Palermo nei confronti di tre uomini presunti membri della cosca mafiosa di Villabate, nel Palermitano. I tre equini apparterrebbero a quello che è ritenuto il nuovo capo del clan Giovanni D’Agati, dopo gli arresti degli ex reggenti Nicola e Antonino Mandalà. A occuparsi invece delle agenzie di scommesse sarebbero stati i fratelli Maurizio e Davide Di Peri, tramite un prestanome.

Non stupisce la presenza di tre equini tra i beni di proprietà dei presunti affiliati alla criminalità organizzata. Le associazioni di tutela degli animali e per la legalità lo vanno ripetendo da tempo: i cavalli sono i beni di lusso preferiti dai mafiosi. D’Agati è solo l’ultimo esempio, come dimostra anche il «pizzino ritrovato dopo l’arresto di Sandro e Salvatore Lo Piccolo. Era contenuta la lagnanza per un cavallo, costato diecimila euro», ricorda l’agenzia Geapress. In provincia di Catania, cita invece la Lega antivivisezione nel suo ultimo rapporto annuale, allevamenti di buoi e cavalli sono stati sequestrati a marzo 2011, tra vari altri beni, a Salvatore Seminara di Mirabella Imbaccari, ritenuto il capo provinciale di Cosa Nostra. «Capita che la polizia effettui una perquisizione alla ricerca di armi e droga e poi trovi i cavalli», raccontava anche a CTzen in un’intervista Sebastiano Palmeri, dirigente dell’Asp veterinaria etnea che collabora con le forze dell’ordine.

Eppure il fenomeno è ancora per lo più sommerso. Tra complicazioni burocratiche nell’anagrafe equina e nella mappatura delle stalle cittadine, doping degli animali, scommesse e macellazione illegale, le corse clandestine e gli arrusti e mancia con carne di dubbia provenienza continuano a Catania e in tutta l’isola. «Sappiamo che la nostra è un’utenza, diciamo così, interessata», riassumeva in una battuta a CTzen l’ex capo della squadra mobile di Catania Giovanni Signer. Il problema, però, sta ancora nel contrasto capillare al fenomeno, ripetono associazioni e cittadini.

[Foto di Giulio GMDB]


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