Ex raffineria di Gela, sequestrati due impianti  A giugno dovrebbe partire la green rafinery

La procura di Gela ha disposto il sequestro degli impianti Taf (trattamento acque di falda) e Tas (trattamento acque di scarico) all’interno del perimetro industriale dell’ex raffineria di Gela, nell’ambito di un’indagine ambientale che mira ad accertare una presunta contaminazione della falda acquifera. Entrambi gli impianti, in passato gestiti da RaG. (la consociata di Eni che si occupava a Gela delle attività inerenti la raffinazione del greggio), sono da tempo passati sotto la gestione di Syndial (la consociata invece che si occupa delle attività di risanamento dei siti Eni operativi e dismessi). I sigilli sono stati apposti anche a undici piezometri della rete di monitaraggio.

Le indagini sono effettuate dalla capitaneria di porto e dal commissariato di polizia, con l’intento di accertare non solo l’eventuale contaminazione della falda acquifera ma anche verificare lo stato di avanzamento dei progetti di bonifica già approvati. Che, a distanza di 21 anni dall’inserimento del territorio di Gela tra i siti di interesse nazionale (Sin), vede ancora – secondo gli ultimi dati diffusi dal ministero dell’ambiente – uno zero per cento alla casella bonifica effettuata. L’indagine attuale si colloca in continuità con le complesse indagini in materia ambientale che hanno già portato al sequestro di alcune vasche all’interno dell’area delle vecchie discariche, sempre dentro l’ex stabilimento petrolchimico. Mentre a luglio 2018 aveva creato qualche perplessità la nomina di Bernardo Casa, ex amministratore delegato di Rage e imputato per disastro ambientale a Gela, a presidente della raffineria di Milazzo. Alla recente assemblea degli azionisti, svoltasi il 14 maggio a Roma, l’azienda aveva comunque osservato che «l’assegnazione di incarichi in Eni si basa sulla valutazione del profilo di competenze ed esperienze posseduto» e che «nel caso specifico il procedimento è tuttora in corso nella fase di primo grado».

Intanto proprio ieri Eni ha inaugurato a Gela l’iniziativa Porte Aperte per «visitare – si legge sul sito – i nostri siti produttivi e i nostri laboratori di ricerca, guidato dalla passione delle nostre persone». In realtà l’appuntamento si è tradotto, dopo un ricco buffet, in una serie di slide presentate dai locali vertici del cane a sei zampe che hanno mostrato a una platea di circa 40 persone dati già noti. E proprio in quest’occasione Syndial ha mostrato come modello d’eccellenza gli impianti sequestrati questa mattina dalla procura di Gela. L’attenzione massima è stata comunque puntata sugli unici due impianti pronti a partire, dopo la chiusura del ciclo di raffinazione a luglio 2014: il progetto pilota waste to fuel (che ricava bio-olio e acqua dal trattamento della frazione organica dei rifiuti) e la green refinery. Un impianto, quest’ultimo, che occupa circa un ventesimo dei 500 ettari del perimetro industriale dell’ex Raffineria. E che partirà a breve, molto probabilmente nel mese di giugno. 


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