A Giarre con Garden in Movies film, corti e natura  «Il cinema è l’arte che sa parlare al nostro intimo»

Una sala cinematografica sotto le stelle, alle pendici dell’Etna, per parlare di cultura mediterranea, radici, migrazioni, giustizia e legalità con autori, registi, attori ed esperti di cinema. Questo è la seconda edizione del festival Garden in Movies, che dal 3 agosto fino a questa sera va in scena a Giarre, da Radicepura. Tra gli ospiti Valentino Picone nella veste inedita di produttore, insieme al collega Salvo Ficarra, del corto Processo a Chinnici, l’attrice Manuela Ventura, il regista Claudio Giovannesi oltre ad architetti paesaggisti di fama internazionale. 

«Quello che portiamo qui è un cinema puro: la natura e il paesaggio hanno il ruolo di scenografia co-protagonista, di atmosfera e il giardino diventa luogo di interazione in cui coltivare valori etici, sociali, culturali, artistici». È la descrizione che ne fa a MeriodioNews Ornella Sgroi, giornalista e critica cinematografica che ha ideato e curato la direzione artistica delle rassegna organizzata grazie alla Fondazione Radicepura guidata da Mario Faro e al patrocinio del dipartimento di Scienze umanistiche dell’università di Catania

Novità di quest’anno è la sezione ShortFilmFest, a cui hanno partecipato 2300 cortometraggi arrivati da tutto il mondo. Il cuore della rassegna restano, però, i lungometraggi. «È il mare il fil rouge che lega i tre lungometraggi in programma – spiega Sgroi – Caina di Stefano e Luisa Amatucci parla di migrazione con toni grigi e lividi; La villa di Robert Guédiguian, con una poetica legata al ritorno a casa, e il film d’animazione Big Fish & Begonia di Liang Xuan e Zhang Chun, che racconta il mare come luogo d’incontro con l’altro», che verrà proiettato questa sera a chiusura dell’evento.

«Ho scelto come formula quella di raccontare la storia di una razzista, Caina, partendo da un racconto scritto da Davide Morganti – illustra Stefano Amatucci che ha al suo esordio nel lungometraggio – che parla di un sindaco siciliano che, con l’arrivo dei migranti, si preoccupa di un possibile fallimento della stagione balneare». Il personaggio attorno a cui ruota tutta lo storia è Caina, una razzista che di mestiere recupera i corpi dei migranti per poi farli sparire nel cemento in un centro di smaltimento statale.

«Ho trovato il personaggio molto interessante, un ruolo che mi ha stimolato molto», racconta l’attrice Luisa Amatucci, nota per aver vestito i panni di Silvia nella soap opera Un posto al sole. Il film, peraltro, ha già ricevuto parecchi premi: vincitore del Paris Lift-Off Film Festival 2017 come Best feature film, nomination tra i cinque migliori film al Global Lift-Off Film Festival di Londra 2018, unico film italiano selezionato per il progetto Off The Wall Expanded: Across The Line, unica pellicola italiana in concorso al 20esimo Poff Tallin Black Night Film Festival nella sezione internazionale opere prime. 

«I riconoscimenti di per sé spesso lasciano il tempo che trovano – Stefano Amatucci – ma quelli veri sono importanti perché testimoniano che c’è stata una ragione reale per credere nel progetto. In un momento storico delicato per questioni legate al tema dell’immigrazione – conclude – il cinema ha una forza di comunicazione che riesce a parlare al nostro intimo. L’arte è l’unico modo per salvarci. Ed è una grande responsabilità, oggi più di prima».


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