Migranti, inchiesta su ong Proactiva Open Arms Dopo il rifiuto di consegnare passeggeri al libici

Il rifiuto di cedere il passo alla guardia libica. Ci sarebbe questo al centro dell’inchiesta che la procura di Catania ha aperto in merito alle attività della ong spagnola Proactiva Open Arms, che nei giorni scorsi ha impedito alla guardia costiera del paese nordafricano di prendere a bordo i migranti da poco salvati nel Mediterraneo. A dare la notizia è stata in serata l’Ansa, che parla anche di un provvedimento di sequestro dell’imbarcazione usata dall’organizzazione. L’ipotesi di reato sarebbe di associazione per delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina. 

Il confronto tra Proactiva e motovedette libiche si è avuto giovedì. In una prima circostanza, l’organizzazione non governativa – dopo essere stata contattata dalla centrale operativa nazionale della guardia costiera italiana, che aveva richiesto un intervento per la presenza di un gommone in difficoltà – ha sospeso le operazioni per un contrordine: sul luogo dell’emergenza si sarebbero recate le autorità nordafricane. Poco dopo, la situazione si è ripetuta con la guardia costiera italiana che ha segnalato un altro gommone a rischio e Proactiva che stavolta è intervenuta, mettendo al sicuro i migranti. Poco dopo, però, l’imbarcazione è stata contattata dalle autorità libiche, che hanno intimato la consegna delle persone fatte salire al bordo. Ma gli spagnoli si sono rifiutati. Nel pomeriggio un nuovo caso: stavolta, però, i libici sono passati alle maniere forti, mostrando le armi, ostruendo le operazioni di soccorso e salendo a bordo della nave della ong. Dopo due ore di trattative, la tensione è rientrata e Proactiva ha attraccato nel porto di Pozzallo

Adesso, su quanto accaduto, la procura di Catania vuole vederci chiaro. Il fermo sarebbe stato eseguito su indagini della polizia della squadra mobile di Ragusa e del Servizio centrale operativo di Roma. Contattata da MeridioNews, la responsabile della comunicazione della ong spagnola non ha confermato il sequestro

Nei primi mesi del 2017 avevano fatto discutere le parole del capo della procuratore etnea sui dubbi riguardanti le attività portate avanti dalle ong nel Mediterraneo, perplessità che avevano portato all’apertura di un fascicolo conoscitivo sul fenomeno. Quelle affermazioni attirarono le attenzioni, non solo di alcune parti politiche, ma anche del Consiglio superiore della magistratura. 


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