Alla conferenza Osce focus su migranti e rifugiati «Palermo modello di accoglienza e integrazione»

Palermo «modello di accoglienza e integrazione, simbolo tangibile della tolleranza tra popoli e religioni». L’auspicio è che lo «spirito di Palermo possa avvicinare le sponde del Mediterraneo, geograficamente vicine ma politicamente lontane, come avvenuto con la conferenza di Helsinki, nel 1975, avvicinando Est ed Ovest». Con queste parole, il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Angelino Alfano, ha sottolineato questa mattina il senso della conferenza mediterranea dell’Osce che si è appena aperta nel capoluogo regionale.

A villa Igiea sono arrivati i rappresentanti di oltre trenta governi e più di 300 delegazioni si quell’organizzazione deputata alla sicurezza e alla cooperazione in Europa e di cui l’Italia avrà la presidenza nel 2018. Un vertice con che si confronta sul focus migranti e rifugiati con sei Paesi partner del Mediterraneo come Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Marocco e Tunisia, ma che deve già fare i conti con due grandi assenze di peso nella questione dell’accoglienza: mancano infatti il ministro degli Esteri libico Mohamed Taha Siyala, che ha declinato l’invito ricevuto dalla presidenza (pur non essendo la Libia un paese partner) e il ministro degli esteri austriaco Sebastian Kurz, presidente di turno. «Non è presente – ha sottolineato il ministro Alfano aprendo i lavori e dopo averlo ringraziato per il suo contributo nell’organismo – perché impegnato nella formazione del nuovo governo». 

Questo pomeriggio, oltre alla conferenza stampa del ministro degli esteri italiano, è previsto anche un incontro con il procuratore Nicola Gratteri (nominato consigliere del ministro per il tema del contrasto al narcotraffico nell’ambito delle attività inerenti la presidenza italiana dell’Osce), sul tema Connessioni tra traffico di droga, criminalità organizzata e terrorismo nella regione mediterranea. E poi contrasto alla tratta, lotta alla xenofobia e all’intolleranza religiosa. Insieme al segretario generale dell’Osce, Thomas Geminger, sono presenti diversi rappresentanti di governo «e questo credo sia attribuire allo spirito accogliente di Palermo e all’interesse e attualità del tema dei lavori – ha aggiunto il titolare della Farnesina – Le migrazioni, secondo i dati 2015 dell’Organizzazione mondiale delle emigrazioni, coinvolgono 244milioni di persone nel mondo e secondo i dati Unhcr del 2016 le migrazioni forzate hanno raggiunto un picco di 66,5 milioni di persone». 

Ma a preoccupare è il rischio delle infiltrazioni nelle rotte migratorie dei foreign fighter, come spiega Alfano: «Dopo la sconfitta dello Stato islamico si impone più che mai il controllo delle rotte migratorie. Tanto più adesso che vi è il rischio posto dal rientro dei foreign fighter dopo la sconfitta di Daesh e la liberazione di Raqqa in Siria». L’azione dell’Osce, in questa sfida, «è complementare a quella di Oim (Organizzazione mondiale per le migrazioni), Unhcr (Alto commissariato Onu per i rifugiati) e Unione europea già impegnate nella crisi migratoria». Il rischio, secondo Alfano, è quello che nel Mediterraneo si possa aprire una faglia che faccia da terreno fertile per «terrorismo e fanatismo, un abisso che potrebbe davvero inghiottire libertà e diritti».

Le migrazioni sono sempre più percepite come una minaccia, e questo alimenta l’intolleranza e la xenofobia, due fenomeni ormai mainstream e che rappresentano «la vera minaccia crescente», ha sottolineato da Palermo Thomas Greminger, segretario generale Osce. «Le migrazioni sono un fenomeno del genere umano che ha portato storicamente beneficio ai paesi di accoglienza. La globalizzazione ha accelerato questo processo». L’auspicio, per Alfano, è riposto nello «Spirito di Palermo – ha detto – La Sicilia e i siciliani sono il simbolo tangibile della tolleranza tra popoli e religioni. Mi auguro che lo spirito di Palermo possa irradiarsi nel Mediterraneo e rafforzare sempre di più la nostra partnership mediterranea. Speriamo che questo spirito possa richiamare quello che a Helsinki ispirò il riavvicinamento tra Est e Ovest in un mondo che viveva un periodo di fortissimi divisioni».


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L'auspicio è che lo «spirito della città possa avvicinare le sponde del Mediterraneo, geograficamente vicine ma politicamente lontane, come avvenuto con la conferenza di Helsinki, nel 1975, avvicinando Est ed Ovest», ha detto il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Angelino Alfano

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