Operazione Backdoor, arrestato il re dei detersivi «Al centro commerciale una cappa di mafiosità»

Nuovo capitolo dell’avventura dei 
beni confiscati e della loro amministrazione giudiziaria a Palermo. Stavolta protagonista è Giuseppe Ferdico, ex re dei detersivi che non sembra avere mai deposto veramente la sua corona. È filato tutto liscio per ben quattro anni, dal 2012 al 2016. Fino a quando un ex imprenditore non ha fatto una denuncia che ha dato il via alle indagini della guardia di finanza, durate un anno e mezzo e concluse, questa mattina, con gli arresti di nomi che pesano. «Cappa di mafiosità asfissiante dentro al centro commerciale», così i finanzieri definiscono il quadro allarmante emerso dall’inchiesta, che ha portato alla luce un «clima di omertà e sottomissione» tipico di contesti di stampo mafioso, «protetto da un’amministrazione giudiziaria compiacente».

A finire in manette insieme all’imprenditore, infatti, sono il presunto prestanome
Francesco Montes, detto Mario, e quelli che per gli investigatori sarebbero stati i suoi due factotum, Pietro Felice e Antonino Scrima. Arresti domiciliari, invece, per Luigi Miserendino, l’amministratore giudiziario incaricato di gestire il patrimonio milionario di Ferdico, ovvero il centro commerciale Portobello di Carini, del valore di oltre 70 milioni di euro e dotato di 35 negozi. I reati contestati sono quelli di intestazione fittizia di beni, estorsione aggravata dal metodo mafioso e, per Miserendino, favoreggiamento personale e reale: «Non si è limitato a voltarsi dall’altra parte. Era perfettamente consapevole che Ferdico continuava a gestire in prima persona gli affari del centro», spiegano i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria.

«Ferdico è uscito dalla porta ed è rientrato indisturbato dal retro – dice il comandante della Guardia di Finanza
Giancarlo Trotta – Non è un caso la scelta di denominare questa operazione Backdoor», letteralmente porta sul retro. Il centro commerciale viene sequestrato nel 2012, anno in cui subentra Miserendino nei panni di amministratore giudiziario, mentre Ferdico finisce imputato per concorso esterno in associazione mafiosa. Accusa che gli vale un’assoluzione in primo grado, mentre è attualmente in corso il processo d’appello. A disposizione, secondo gli inquirenti, della famiglia del mandamento di San Lorenzo, in particolare di Tommaso Natale, dentro Portobello pare che continuasse a essere il padrone indiscusso. E tutti, a giudicare dalle intercettazioni, lo sapevano. Per riuscirci, si avvale di persone fidate che impone a un Miserendino intenzionato a «non immischiarsi nella faccenda» e che, a sua volta, divide la società in tre rami, affidandola a soggetti riconducibili a Ferdico.

La prima è
Ariaperta srl, incaricata di gestire la galleria e riconducibile a Montes: sulla carta a figurare è il figlio. Il secondo ramo va a una società di Messina, la Bi.Mi. srl, che «capisce che le cose non sono chiare e chiede di risolvere il contratto, sparendo», riferiscono i finanzieri; la gestione del supermercato passa allora alla Fenice Store srl, riconducibile sempre a Montes. La direzione della galleria all’interno di Portobello viene affidata a quell’imprenditore che farà partire, con la sua denuncia, le indagini dei finanzieri. «Ha collaborato onestamente – sottolinea il colonnello Francesco Mazzotta – Ha denunciato anche le richieste estorsive di altri soggetti riconducibili a Ferdico, Scrima e Felice, longa manus di Ferdico: da gennaio ad aprile 2016 ha pagato 400 euro fissi di pizzo, diventati poi 500, “il caffè per i cristiani” gli dicevano. Fino a quando a giugno recede dal contratto e si tira fuori». È da questo momento che si innesca la macchina investigativa.


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Giuseppe Ferdico finisce in manette insieme al presunto prestanome Montes, incaricato di gestire i rami in cui era stato diviso parte del suo patrimonio, e ai presunti factotum che avrebbero gestito il pizzo, Felice e Scrima. Domiciliari per l’amministratore giudiziario Miserendino che avrebbe dovuto tutelare il bene confiscato

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