Autostrade, incentivi a dipendenti divisi a tavolino «Sottratti 1,3 milioni e poi mancano soldi per lavori»

Incentivi a funzionari e dipendenti del Consorzio autostrade siciliane distribuiti a tavolino, all’interno di una cerchia ristretta, e senza che gli obiettivi previsti fossero stati raggiunti. È questo il cuore dell’indagine della Direzione investigativa antimafia che ha fatto luce su un consolidato sistema che avrebbe permesso ad alcuni funzionari e dipendenti del Cas di guadagnare fino a 158mila euro in soli due anni. Sei sono stati sospesi, per dodici è scattato il sequestro preventivo di somme totali pari a un milione di euro. Ammontano infatti a 1,3 milioni i soldi che sarebbero finiti nelle tasche dei funzionari, anziché nelle opere di cui le autostrade A18 e A20 necessitano. In totale gli indagati sono 57, che sono accusati di peculato e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici.

«Non possiamo dimostrare un rapporto di causa-effetto, ma da un lato le somme del Cas vengono distratte, dall’altro i soldi per lavori importanti non si trovano», sottolinea il procuratore aggiunto Sebastiano Ardita che ha curato lì indagine insieme alla sostituta Stefania La Rosa. La Dia fornisce anche i dati degli incidenti degli ultimi anni: sulla Messina-Catania 328, di cui quattro mortali, nel 2014; 374, di cui uno mortale, nel 2015; 290, di cui due mortali, nel 2016, e 33 dal 1 gennaio al 6 febbraio del 2017. I dati sulla Siracusa-Gela: 22 incidenti nel 2014, 32 nel 2015, 31 nel 2016, uno nei primi 37 giorni del nuovo anno. 

I dipendenti sospesi sono Antonio Lanteri, 54enne di Messina; Stefano Magnisi, 54enne di Furnari; Angelo Puccia, 57enne di Castelbuono; Gaspare Sceusa, 52enne di Barcellona; Alfonso Schepisi, 55enne di San Piero Patti; e Anna Sidoti. Quest’ultima, 45 anni, è anche sindaca di Montagnareale, nel Messinese, nonché responsabile unica del procedimento di uno dei più importanti interventi di manutenzione attualmente portati avanti dal Cas: i lavori sul viadotto Ritiro lungo l’autostrada Messina-Palermo. Il sequestro preventivo per equivalente del saldo dei rapporti bancari intestati o, in caso di incapienza, dei beni immobili e mobili è scattato nei loro confronti e in quelli di altri sei indagati: Carmelo Cigno, 69enne di Palermo; Letterio Frisone, 54enne di Messina; Carmelo Indaimo, 71enne di Ficarra; Antonino Francesco Spitaleri, 67enne di Roccella Valdemone; Antonino Liddino, 69enne di Messina; e Corrado Magro, 70enne di Avola. 

«Su 70 progetti presi in esame nel biennio 2012/2013 – spiega il capo della Dia, Renato Panvino – quando siamo andati a chiedere gli incartamenti, è emerso che qualche volta non esistevano, in altri mancavano atti, ma in ogni caso erano stati fatti cadere a pioggia gli incentivi». «In alcuni casi – aggiunge La Rosa – gli stessi responsabili del progetto si firmavano la liquidazione delle somme». 

Durante le indagini è stato accertato dagli investigatori il sistema che consentiva agli indagati di lucrare somme che nelle intenzioni del Cas dovevano essere risparmiate proprio grazie al ricorso di personale interno. Ma così non era. In sostanza i funzionari avrebbero sfruttato illecitamente una prassi ben consolidata all’interno del Consorzio. «Alcuni dirigenti – scrivono gli investigatori – ricoprendo in taluni casi il ruolo di Rup, hanno strutturato un collaudato sistema di elargizione degli incentivi progettuali ad una ristretta cerchia di dipendenti al fine di garantirsi, nel tempo, lauti guadagni ed altre utilità personali, il tutto attraverso la predisposizione di decreti dirigenziali palesemente falsi, comportando così un considerevole danno economico al Cas». Incentivi che dunque sarebbero stati dati a prescindere dall’effettivo contributo dato nell’ambito di ogni gruppo di lavoro.

Il presidente del Cas Rosario Faraci  si dice «profondamente rammaricato» e esprime «totale fiducia nell’operato della magistratura. Procederemo, secondo legge, ad adottare ogni conseguente provvedimento nei confronti dei dipendenti in servizio destinatari delle misure interdittive».

L’operazione, denominata Tekno-Incentivi progettuali, è il seguito dell’indagine Tekno, culminata nel novembre 2014 con gli arresti domiciliari a otto persone e nella comminazione ad altri due soggetti del divieto di esercitare imprese o uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese. Agli arrestati furono contestati i reati di turbata libertà degli incanti, induzione a dare o promettere utilità e istigazione alla corruzione, in relazione allo svolgimento e all’aggiudicazione di un appalto pubblico bandito dal Cas nel 2013, per l’assegnazione dei lavori inerenti il servizio di sorveglianza attrezzata per le tratte autostradali A18 e A20.


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