Siracusa, rinvio a giudizio per medici del carcere Inchiesta dopo la morte di un detenuto nel 2012

Avrebbero causato la morte di un detenuto. È questa l’accusa che la procura di Siracusa rivolge a sette medici e al direttore sanitario del carcere Cavadonna. I fatti risalgono al 2012, quando all’interno dell’istituto penitenziario morì, per collasso cardiocircolatorio, il 41enne Alfredo Liotta. L’uomo era in attesa del pronunciamento della Cassazione, dopo essere stato condannato per mafia e omicidio. Secondo i magistrati aretusei, gli otto indagati – ai quali si aggiunge anche il perito nominato dalla corte d’Appello di Catania – non avrebbero messo in correlazione «la scarsa lucidità del paziente» con il rifiuto delle terapie e del cibo. Dinieghi che i medici presero come rifiuti volontari e che invece avrebbero dovuto allarmare sulla situazione clinica di Liotta. 

A commentare il rinvio a giudizio – con l’udienza preliminare fissata per il 6 aprile – è l’associazione Antigone che, poco dopo il decesso, presentò un esposto alla procura. «La colpa, si legge nella richiesta di rinvio a giudizio, consiste nella mancanza di una scelta espressa, inequivoca e intenzionale del Liotta di rifiutare il cibo e le azioni diagnostiche e terapeutiche necessarie per la salvaguardia della sua salute e, a partire dal 13 luglio 2012, in assenza di capacità di autodeterminazione del Liotta in relazione a tale scelta», commenta l’associazione.

Per il perito, invece, l’accusa è di «non aver correttamente rappresentato alla corte d’Appello di Catania la patologia da cui il Liotta era affetto e non averne specificato le conseguenze in ordine alla capacità di determinarsi consapevolmente». Così facendo, il perito «non avrebbe permesso le corrette direttive per la gestione del detenuto, compresa anche la possibilità di prevedere una diversa misura alla detenzione». 


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