Ti ricordo con una rosa in mano

Una sera di luglio del 2006 ci siamo seduti in cerchio sulla passerella di legno di un lido catanese X, e i tipi del lido smontavano le sdraio e impilavano sedie e il sole tramontava piano ma dal nostro mare non si vedeva ché noi eravamo a est. Però si vedeva un motoscafo, e un elicottero che ci è passato sulla testa, e quell’unico bagnante che voleva fare una nuotata solo quando il mare fosse stato tutto per lui e così è stato. Una brezza quasi impercettibile, e il nostro coordinatore editoriale ci comunica su due piedi che dà le dimissioni.

I gabbiani tornano a riva, silenzio e sorpresa, un amico del Prof. venuto da lontano e nostro ospite per caso butta lì che non conosceva la redazione di Step1 e quando ci ha visti si è meravigliato perché dice che siamo tanti e tutti così giovani!, il cappello di paglia che qualcuno ha dimenticato sulla ringhiera di legno ora è in testa a Miky e fa pandan con la sua camicia azzurra coi fiori bianchi.

Allora Escher dice “Non preoccupatevi e non fate quelle facce da funerale ché il prof non ci lascia per sempre ma rimane comunque a bordo”, si accendono le luci dei lampioni sulla passerella ed Escher pur nello stordimento riesce a strapparci un sorriso perché dice che ora è anche meglio ché Granozzi diventa un semplice redattore e allora possiamo rifilargli i pezzi più rognosi.

Guardo Stefania che è seduta accanto a me e Miky e il suo cappello di paglia e Carmen e Olivia e poi guardo il mare ormai scuro e quel bagnante non c’è più. E adesso cosa succederà?, e “state tranquilli”, e di nuovo la brezza e il ristorante prende vita, e “ce la faremo”, e “mi è passata la fame”, e “su adesso andiamo a mangiare”, e “si prega di munirsi del numero, elimina le code” e cerco di immaginare il caos che dev’esserci lì, ogni estate, ogni giorno, mentre stasera è così tranquillo e poco umido e quasi fresco e piacevole, e spumante – ma per festeggiare cosa? -.

L’uomo con le rose sta per andarsene via deluso ma gli diciamo di tornare indietro e ne regaliamo una ciascuno, a Granozzi e ad Escher, e l’ospite triestino sale dietro a Granozzi sulla sua moto retrò e riusciamo ad immortalare il momento e a sorridere con loro della scena e vorremmo sorridere anche di Escher che invece va a piedi da solo verso la macchina con la rosa in mano, quasi al buio ché le palme sono così alte da oscurare i lampioni del lungomare.

Ecco cosa mi viene in mente. Una redazione impaurita della quale adesso ho quasi nostalgia, perché ho guardato nel suo futuro e ci ho visto un giornale vero, redattori capaci e consapevoli, un modo di guardare alle cose che viene direttamente da quello che il Direttore ci ha insegnato all’inizio di quest’avventura e che ha continuato a ripeterci finché ha potuto. Con tutte le conseguenze del caso, compreso quel secondo posto lì, del quale spero sia riuscito ad avere notizia dal momento che lo dobbiamo principalmente a lui.

Grazie per ciò che è stato e per ciò che può ancora essere.
Ciao Direttore.


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