Catania, Metropolis jazz

C’era una sera del Ventisette del secolo scorso. C’erano un cinematografo, un film muto e la musica: il jazz. C’erano tutte queste cose nell’ultimo appuntamento del Catania Jazz per la rassegna “Musicadonna”, che ha ospitato Rita Marcotulli e Danilo Rea, in un double piano, spettacolo che ha restituito la parola alle immagini di Metropolis, capolavoro di Fritz Lang che affronta il tema della disuguaglianza sociale e del rapporto tra mente e braccia.

Sullo scorrere del film, i due pianisti hanno improvvisato un dialogo pieno di accenti e ritmo, in perfetta sintonia con le immagini. Movimento veloce degli sguardi: sullo schermo e tra di loro, per concentrarsi su uno stato d’animo e restituirlo al pubblico con le note. A volte si è trattato di melodie – che andavano dal jazz alla classica al tango – altre di pura scansione del tempo: con le mani sulle corde e con le dita a battere sul pianoforte, sono riusciti non far sentire la mancanza di strumenti tipici della ritmica, come il contrabbasso o le percussioni. La collana della Marcotulli posata sulle corde ha prodotto un suono antico, quasi medioevale.

Rita Marcotulli, artista romana molto conosciuta all’estero, ha collaborato con alcuni dei più grandi jazzisti, tra cui Steve Grossman, Joe Lovano, Charlie Mariano, Enrico Rava, Pat Metheney. Pianista di classe, la Marcotulli regala una sensibilità tutta femminile e un occhio attento a tutte le forme artistiche, spaziando spesso anche tra diverse forme musicali, tra cui l’omaggio ai Pink Floyd, presentato al Catania Jazz poco più di un mese fa.

Danilo Rea, vicentino di grande talento, ha debuttato nel 1975 con il trio Roma, insieme a Roberto Gatto e Enzo Pietropaoli. Tra le sue collaborazioni nel mondo del jazz ci sono nomi come Chet Baker e Billy Cobham, mentre nel pop ha lavorato con Mina, Gino Paoli, Pino Daniele e molti altri. Lo scorso anno ha partecipato al progetto “Uomini in frac”, omaggio alle canzoni di Domenico Modugno.

Due grandi artisti per un doppio pianoforte che è servito da tramite tra quel 1927 e oggi. Così come nel film la protagonista, Maria, auspica l’avvento di un mediatore tra lavoratori e capitalisti, Danilo Rea e Rita Marcotulli hanno fatto da mediatori tra passato e presente, tra la vecchia abitudine di suonare dal vivo durante la proiezione di un film muto – quella musica da accompagnamento che mai doveva sovrastare le immagini – e il piacere di ascoltare un concerto di alta qualità. Musica e film, per la prima volta, hanno catturato l’attenzione nella stessa misura.

Il risultato è un’esperienza unica, così come l’ha raccontata Pompeo Benincasa, direttore artistico del Catania Jazz, poco prima che lo spettacolo iniziasse: «Faceva parte di una nostra idea che riguardava una rassegna di musica e cinema – ha raccontato Benincasa – che non si è potuta realizzare per via dei tagli alle associazioni musicali». Benincasa ha rimarcato, poi, l’importanza del finanziamento alle piccole associazioni ricordando i risultati che il Catania Jazz ha ottenuto in questi anni: «Abbiamo il 25% del pubblico in Sicilia per classica e jazz – ha detto – e la più alta media di spettatori in inverno d’Europa sin dal 1983». Il problema sembra quello di non essere “politicizzati”: «Siamo un’associazione indipendente, qui non c’è politica, ci sono solo volontari. L’Etnafest, per esempio, prende 100 volte la cifra che prendiamo noi. Anche una sagra è ben pagata. Noi copriamo le spese all’80% con gli incassi e solo al 20% col denaro pubblico. E con pochissimo, siamo riusciti a portare alcuni tra i più grandi artisti del mondo qui a Catania».


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