Ortigia, una gru distrugge un mascherone I vigili erano incaricati di «dare assistenza»

Non è più lì, a incutere timore e fascinazione, il mascherone di palazzo Borgia, in via Picherali, appena dietro il Duomo di Siracusa. Dopo essere stato colpito da una gru, si è staccato dalla balconata su cui stazionava da secoli e si è schiantato a terra, frantumandosi. Un’icona della bellezza di Ortigia è andata distrutta e forse non esisterà mai più. Colpa di una gru, autorizzata dal Comune. E dell’episodio non sarebbe stata informata la Soprintendenza ai Beni culturali. 

Una ditta privata ha ricevuto l’incarico di eseguire dei lavori in piazza Duomo – il ripristino del funzionamento dell’orologio – e ha ricevuto il permesso di transito di un suo mezzo, con gru, nella stretta via Picherali. Nell’ordinanza comunale, datata il 3 giugno, viene affidato alla polizia municipale l’incarico di «dare la necessaria assistenza». Necessaria, appunto, considerati i ristretti spazi di manovra di un veicolo così ingombrante, e gli incidenti già occorsi in passato, che hanno rovinato parte del patrimonio artistico.

È stata la gru, al vertice del camion, a urtare il mascherone, tre giorni fa. Il cagnolo – così vengono chiamati comunemente quei mascheroni – rappresenta un decoro di valore per i palazzi della città. Figure antropomorfe, cariche anche di significato apotropaico, sono forme dello splendore artistico e del patrimonio culturale. Un esempio dell’architettura tardo barocca, che costituisce il richiamo per i numerosi turisti che ogni anno visitano la città aretusea.

Si è in passato più volte discusso dell’interdizione di veicoli di questa portata nel centro storico: «Da sempre il nostro comitato si batte contro l’accesso dei mezzi pesanti a Ortigia, ma l’amministrazione comunale non ci arriva», commenta sui social network Salvatore Salerno, presidente dell’associazione Quartieri fuori dal comune, ripubblicando le foto dello scempio. Ortigia è «come una cristalleria dove mai e poi mai dovrebbe circolare un elefante, è uno scandalo», commenta Paolo Giansiracusa, direttore dell’accademia di Belle Arti, secondo cui la soluzione è una sola: «Divieti, controlli e sanzioni esemplari». Stavolta però le autorizzazioni venivano dal municipio.

«A noi non è arrivata nessuna denuncia – spiega la dirigente della Sovrintendenza ai Beni culturali Rosalba Panvini – ed è un mistero, in quanto il palazzo è vincolato; sarebbe un fatto di una gravità inaudita». Sono quindi stati disposti degli accertamenti, da parte dell’ente, in seguito alla telefonata di Meridionews. Dal corpo di polizia municipale al momento nessun commento: a parlare è solo il comandante, «irreperibile fino a lunedì». 


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