‘Ciò che non siamo, ciò che non vogliamo’

Erano quasi le 10 quando un corteo di circa duemila, tra professori, personale ATA, ricercatori e studenti è partito da Piazza Dante per manifestare nel giorno dello sciopero indetto dai sindacati dell’Università e la Ricerca. Nonostante la revoca dell’ultimo minuto di Cisl e Snals, l’adesione di prof. ricercatori e tecnici è stata alta, soprattutto in alcune facoltà come Lingue. Alcuni “lavoratori della conoscenza” sono scesi in piazza insieme agli studenti armati di megafoni, microfoni, striscioni e slogan anti-tagli d’ordinanza. Il corteo ha percorso via Antico Corso, via Plebiscito, via Cappuccini, piazza Stesicoro e parte di via Etnea fino ad arrivare in piazza Università, dentro il palazzo Centrale, sede del rettorato.

Durante la manifestazione il numero dei partecipanti è aumentato. Sembra infatti che un gruppo non troppo informato ma abbastanza numeroso, invece di incontrarsi con gli altri in piazza Dante, si sia dato appuntamento in piazza Roma, aggregandosi solo in un secondo momento. Qualcun altro, invece, per stavolta sta a guardare.
Avevamo compito e quindi siamo dovuti entrare” ci dicono alcuni liceali dietro ai cancelli del classico Spedalieri, che approfittano del cambio dell’ora per incitare i manifestanti.
Non ci sono tutti gli studenti dell’altra volta, eppure l’informazione c’è stata – spiega Nawal del Movimento Studentesco – a volte, però i presidi delle superiori minacciano bocciature o l’annullamento delle gite, senza dimenticare i corsi con obbligo di frequenza o con un tetto massimo d’assenze per gli universitari. Tutte cose che limitano la partecipazione”.

Molti dei partecipanti sono gli stessi della manifestazione del 30 ottobre scorso, studenti medi e universitari, ricercatori e docenti, soprattutto. Mancavano molti dei professori delle scuole medie superiori presenti invece l’altra volta, ma c’erano gruppi nutriti e combattivi, come i ricercatori dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) che slogheggiavano“se l’Etna scoppietta, ci pensa Brunetta”. Certo, bisogna dirlo, gli studenti erano più organizzati dei loro compagni di lotta. Erano loro, infatti ad avere microfono e camioncino, ed erano loro ad urlare più forte. Verso le 11 e 30 il serpentone è già in via Etnea. Adesso, dopo l’arrivo del gruppo partito da piazza Roma, si è in almeno 5000.

Tra i manifestanti, durante tutta la mattinata, sono stati distribuiti tanti volantini. Quello dei professori universitari che invitano a firmare questo appello, “a partecipare alle mobilitazioni in corso e a creare occasioni che siano di approfondimento, e di elaborazione di proposte alternative”; quello della CGIL che spiega il perché del loro no alla proposta sul modello unico contrattuale di Confindustria e anche un questionario anonimo con ben 43 domande. È stato elaborato dai ragazzi del Movimento che, organizzati in un gruppo di studio, hanno creato uno strumento per tracciare un identikit di chi partecipa alle manifestazioni contro le politiche nazionali in materia di scuola e università.
Le domande sono su sesso, età e occupazione ma anche sul movimento, la partecipazione personale sia effettiva che di idee alla protesta, fino alle posizioni politiche. Insomma un modo concreto per conoscersi e riconoscersi, uniti nel no al governo ma diversi.
Mi fa piacere che gli studenti abbiano pensato a questo questionario, – afferma Gianni Piazza professore di Scienza politica – perché oltre ad essere uno strumento d’indagine utile, mette in pratica ciò che sui libri si studia in teoria. Io mi sono limitato a dare una mano solo dal punto di vista tecnico e so che altri colleghi di statistica e metodologia daranno una mano per l’elaborazione dei dati, ma tutto è partito dagli studenti e questo è giusto sottolinearlo”.

Una volta arrivati in piazza Università il corteo si spezza. È circa mezzogiorno e mezza. Molti vanno via, altri, soprattutto universitari, occupano il rettorato. Subito vengono appesi gli striscioni e si cerca di parlare con il rettore, il quale ha invitato i ragazzi della delegazione a fare le cose nel limite della legalità e ha aggiunto: “Dovete imparare che l’Università ha il compito di creare uomini che si assumono la responsabilità di quello che dicono e che fanno”.

(Ha collaborato Luisa Santangelo)


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