All’Ars l’inceneritore di S.Filippo del Mela  Potrebbe bruciare i rifiuti da fuori Sicilia

Quali rifiuti saranno bruciati a San Filippo del Mela? È questa la domanda rimasta in sospeso alla fine dell’audizione in commissione Attività Produttive all’Ars, dove questa mattina il presidente Giuseppe Laccoto ha invitato per un confronto istituzionale i vertici di Edipower (la società che ha presentato il progetto per la riconversione in inceneritore della centrale di San Filippo del Mela), il governo regionale, i sindaci della Valle del Mela e le sigle sindacali. Secondo il presidente, uno dei temi emersi è l’assenza dei «dettagli del piano industriale dell’azienda relativi all’impianto di termovalorizzazione». Il progetto, infatti, sarebbe ancora fermo al ministero per l’Ambiente, in attesa delle valutazioni di impatto ambientale. Soltanto allora verrà trasmesso alla Regione.

Ma la vera domanda, quella sulla provenienza della munnizza, di fatto è rimasta inevasa. A sollevare il dubbio, il dirigente generale del dipartimento regionale all’Energia, Pietro Lo Monaco, intervenuto in rappresentanza dell’assessorato, secondo cui l’impianto sarebbe «sovradimensionato rispetto alle esigenze regionali». Ma c’è di più: «Non si capisce in che modo – continua Lo Monaco – si vuole collegarlo alla gestione dei rifiuti in Sicilia. Se Edipower vuole fare un impianto che sostituisce olio combustibile con Css (combustibile solido secondario) per noi va bene, a patto che le valutazioni d’impatto ambientale vadano a buon fine. Non possiamo impedire l’iniziativa di un privato». Qual è, dunque, il problema? Che il piano regionale dei rifiuti non prevede la realizzazione del css, un sottoprodotto del secco differenziato.

In soldoni, l’impianto potrebbe anche farsi, al netto di tutti i requisiti di impatto ambientale, ma non accoglierà un solo grammo di spazzatura siciliana. Il rischio, insomma, è che a San Filippo del Mela si possano bruciare rifiuti provenienti da chissà dove, ma non dalla Sicilia. «Abbiamo chiesto all’azienda – prosegue Lo Monaco – dove pensano di trovare il css e se abbiano fatto delle indagini di mercato, perché in Sicilia quel prodotto non lo troveranno. Nel piano regionale è previsto che si arrivi al 60 per cento di differenziata: a quel punto, il secco differenziato (che per ora si conferisce in discarica) è previsto che vada a valorizzazione energetica così com’è. Il Css è un sottoprodotto che in Sicilia non è previsto».

«Diverso sarebbe – sottolinea ancora Lo Monaco – se venisse invece realizzato l’impianto per la produzione di biometano, altra soluzione prospettata da Edipower. In quel caso la valorizzazione energetica si otterrebbe dagli scarti delle produzioni agricole e dall’umido della differenziata, prodotti che invece il mercato siciliano riesce ad offrire». Sui dubbi sollevati dalle associazioni ambientaliste, (che non erano rappresentate in audizione, tra qualche mal di pancia), Laccoto ha chiesto all’azienda una bonifica «che deve essere fatta in ogni caso – ha sottolineato – nel sito dove c’è il vecchio impianto. Quel territorio è stato devastato nel tempo, adesso la bonifica è doverosa e i rischi ambientali vanno valutati tutti».

Secondo il sindaco di Milazzo, Giovanni Formica, presente in audizione, «l’incontro è stato utile per approfondire la questione dal punto di vista tecnico, ferme restando le nostre perplessità sul progetto». Storce il naso, invece il primo cittadino di Furnari, Mario Foti, tra i venti sindaci a firmare contro l’inceneritore di Edipower: «Ho appreso dell’audizione questa mattina sui giornali, mi sarei aspettato maggiore coinvolgimento istituzionale». Ma Laccoto precisa: «Non escludo che riusciremo a sentire anche la voce di chi non era presente a questo primo incontro. Resta il dato positivo dell’approfondimento istituzionale che abbiamo fatto, riuscendo a far dialogare gli interlocutori della vicenda. Il progetto, che da un lato prevede un investimento di 120 milioni di euro da parte di Edipower, dall’altro deve fornire tutte le garanzie di sostenibilità e tutela ambientale e deve armonizzarsi con le politiche regionali in materia di energia e rifiuti. È stato ribadito che il progetto è portato avanti da una società privata che ha dichiarato di essere pronta ad assumersi i relativi rischi d’impresa. Alla riunione di oggi seguirà – ha concluso Laccoto – un ulteriore incontro per approfondire le posizioni di tutte le parti interessate».


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