La soffiata, «l’infamia» e la guerra tra clan: gli intrecci dietro la sparatoria nel Catanese

La macchia di avere commesso «un’infamia» e i vari passaggi da una cosca mafiosa all’altra. Cambi di casacca mal digeriti che avrebbero scatenato «una guerra tra Monte Po e i Milanesi». Sono alcune degli aneddoti che si celerebbero dietro la sparatoria avvenuta a Motta Sant’Anastasia la sera del 23 agosto scorso. Un conflitto a fuoco, avvenuto in via Guglielmo Oberdan, che ha visto fronteggiarsi quattro persone, a bordo di due scooter, e altre due che viaggiavano su una Fiat Panda con targa straniera, poi abbandonata in via Terre Nere. All’interno di quest’ultimo veicolo ci sarebbe stato anche Kevin Giglio. Il 31enne, residente a Motta Sant’Anastasia, è stato arrestato con l’accusa di avere risposto al fuoco, esplodendo diversi colpi contro i due scooter. L’inchiesta è tutt’altro che chiusa con gli investigatori che stanno cercando di identificare anche gli altri protagonisti della sparatoria. Intanto per fronteggiare la questione nel Comune in provincia di Catania si è tenuto un comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza, presieduto dal prefetto etneo Pietro Signorello.

L’irreperibilità di Giglio tra Vaccarizzo e Monte Po

Subito dopo il conflitto a fuoco Giglio si è reso irreperibile alle forze dell’ordine. Il giovane, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti attraverso le intercettazioni, si sarebbe spostato in una casa di Vaccarizzo, nei pressi del villaggio Delfino, senza disdegnare un presunto passaggio nel rione Monte Po, nella periferia nord di Catania. «Sono tutti una cosa ddocu! – spiegava la mamma a uno dei figli che chiedeva notizie del parente dopo la sparatoria – C’è il cognato di Kevin, c’è Claudio, c’è Renato. Tutti carusi di là, sono tutti con lui. Sono stati tutti nascosti».

Nelle carte dell’indagine emerge anche un particolare inquietante. La madre del ricercato avrebbe infatti scoperto, grazie a un nipote, che Giglio era ricercato. A fornire la soffiata sarebbe stato il cognato del nipote della donna, indicato come appartenente alle forze dell’ordine. «Mio cognato lavora lì hai capito? – spiegava il ragazzo alla zia – Lui qualsiasi cosa sa… mi chiama subito, perché lui per Kevin se ne va a morire, pure che lo vuole bene». Intanto mentre Giglio era irreperibile la famiglia si sarebbe organizzata per stargli vicino, con tanto di trasferimento della moglie e del figlio.

«L’infamia», la presunta rissa e gli spari

Giglio, secondo la ricostruzione dei magistrati, quella sera di fine agosto girava armato «consapevole di essere in pericolo». Ma cosa c’è dietro il conflitto a fuoco? Alcuni dettagli, al vaglio degli inquirenti, sono emersi grazie alle telefonate intercettate. Gli aggressori avrebbero cercato Giglio prima a Piano Tavola, sparandogli contro l’auto, e successivamente in una sorta di parco giochi all’ingresso di Motta Sant’Anastasia. «Gli hanno alzato le mani – spiegava la donna – Qualche dieci contro di lui. Mentre che scappa prende e gli ha sparato Renato, il fratello di Oreste. Gli ha sparato nella macchina, menomale che non è riuscito a prenderlo».

Due nomi citati anche in altri passaggi delle carte dell’inchiesta, anche in relazione ai cambi di cosca tra i Cursoti Milanesi e il gruppo di Monte Po, storicamente riconducibile alla famiglia Strano e al clan Cappello-Bonaccorsi. «È stato Oreste – si legge – Con Oreste c’è la guerra. Lui è passato con i Milanesi. Il padrino di Kevin è passato con Monte Po, perciò c’è una guerra fra Monte Po e Milanesi. Non si sta capendo niente». Nelle carte dell’inchiesta, dunque, la sparatoria di Motta Sant’Anastasia si inserisce in uno scenario ancora tutto da ricostruire, fatto di tensioni, presunti cambi di appartenenza e una guerra tra gruppi che gli investigatori stanno cercando di decifrare. Per la giudice, intanto, il 31enne avrebbe mostrato «particolare spregiudicatezza nell’uso delle armi» e un inserimento «professionale» nel mondo criminale. Ma sull’esatta dinamica della sparatoria e sul ruolo degli altri protagonisti l’inchiesta resta ancora aperta.


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