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I conti della Regione Siciliana: come nasce e si spende il tesoretto di bilancio

La buona notizia è il superamento dei congelamenti contabili delle passate gestioni. Consolidando i conti pubblici della Regione Siciliana e sbloccando risorse in un vero tesoretto. È il quadro che emerge dal Documento di economia e finanza regionale (Defr) 2027-2029 del governo retto da Renato Schifani, con l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino. Con risorse utili, se ben spese in concreto, in un’Isola che stima una crescita del Pil regionale dello 0,5 per cento. Ma con un potenziale fino all’1,7 per cento all’anno. A patto, però, di una piena e rapida messa a terra delle risorse. Dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) al Fondo sviluppo e coesione (Fsc). In un quadro produttivo che tiene, con oltre 460mila imprese registrate in Sicilia e un saldo demografico aziendale positivo. Favorito dalle politiche d’incentivo occupazionale, dal regime di decontribuzione e dalle agevolazioni collegate alla disciplina della Zes Unica.

La genesi del tesoretto di bilancio

L’elemento di discontinuità nella gestione dei conti ala Regione Siciliana sta nella formazione del cosiddetto tesoretto di bilancio. Con capienza complessiva stimata tra i 400 e i 500 milioni di euro. Possibile con il via libera della giunta e del parlamento regionale ai ddl relativi ai rendiconti per gli esercizi finanziari dal 2020 al 2022. L’approvazione di questi vecchi consuntivi ha liberato circa 264 milioni di euro, finora vincolati per il ripiano dei disavanzi strutturali. A questa somma si sono aggiunti gli effetti della parifica parziale del rendiconto 2023, pronunciata dalla Corte dei Conti. E la presenza di un extra-gettito tributario dalle compartecipazioni regionali Irpef e dalla regolarizzazione fiscale della tassa automobilistica.

Le due fasi della manovra economica

La manovra economica di rientro è stata concepita dal governo regionale attraverso due velocità. Una prima tranche da 150 milioni, destinata alla spesa degli assessorati e all’immissione diretta di liquidità nel circuito delle imprese. In una seconda tranche da 250 milioni di euro, invece, figurano risorse riservate al Fondo iniziative territoriali (Fit). Si tratta di 50 milioni per il finanziamento diretto di cantieri per opere pubbliche ed edilizia sociale gestiti da Comuni e Diocesi.

I vincoli per spendere le somme

Ci sono, però dei vincoli contabili e giuridici. Come il divieto di usare le entrate straordinarie o una tantum – come l’extra-gettito o lo sblocco degli accantonamenti – per coprire spese correnti permanenti. Così da evitare la formazione di nuovi buchi di bilancio nei prossimi anni. Ci sono poi da rispettare i tempi: con la pubblicazione dei decreti e l’impegno contabile delle somme entro i mesi autunnali. Si aggiunge poi una crescente rigidità da parte della commissione Bilancio, per frenare i contributi a pioggia senza evidenza pubblica. Preferendo che le risorse vadano verso enti territoriali, infrastrutture per il contrasto alla siccità e trasferimenti al comparto della sanità e dei trasporti.

L’Irfis e la task force a caccia di investimenti esteri

In questo quadro è fondamentale il ruolo dell’Irfis. L’istituto finanziario della Regione Siciliana che trasforma gli stanziamenti approvati dall’Ars in agevolazioni e liquidità per territori e imprese. Gestendo grandi pacchetti finanziari, come i circa 239 milioni legati alla legge di Stabilità regionale e le misure Fare Impresa in Sicilia e Ripresa Sicilia. Con il superamento dei vecchi – e fallimentari – click day in favore di modalità a sportello. All’Irfis, inoltre, è operativa una task force dedicata all’attrazione di investimenti esteri ed extra–regionali nell’Isola. Con un ruolo di promozione e tutoraggio per veicolare la spesa pubblica verso le aziende che creano lavoro stabile. Oltre a investire in innovazione e rispettare la legalità contrattuale.


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