«Ora che nostro figlio non c’è più, siamo noi a continuare a portarlo nel mondo». Giuseppe Tartamella, con la moglie Gabriella e la figlia Cloe, di 10 anni, partiranno da Castellammare del Golfo per arrivare fino alla Mauritania. «Da quando Francesco non c’è più, per ogni suo non compleanno, il 13 dicembre, noi facciamo un […]
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Da Castellammare alla Mauritania per donare i vestiti del figlio morto: «Così continua la sua vita»
«Ora che nostro figlio non c’è più, siamo noi a continuare a portarlo nel mondo». Giuseppe Tartamella, con la moglie Gabriella e la figlia Cloe, di 10 anni, partiranno da Castellammare del Golfo per arrivare fino alla Mauritania. «Da quando Francesco non c’è più, per ogni suo non compleanno, il 13 dicembre, noi facciamo un viaggio». Un modo per andare oltre la morte impronunciabile di un figlio di due anni. In ogni tappa, finora, i genitori e la sorellina hanno sempre lasciato una traccia di Francesco. Questa volta, però, hanno deciso di fare di più.
Da Castellammare del Golfo alla Mauritania

A dicembre del 2026 partiranno dalla cittadina in provincia di Trapani avendo come meta cinque villaggi del nord dello Stato dell’Africa occidentale. «E non saremo soli. Porteremo con noi tutti i vestiti, le scarpe e gli accessori di Francesco da donare ai bambini africani, che daranno nuova vita a quegli oggetti. Del resto – si chiede il padre, parlando con MeridioNews – che senso avrebbe tenerli chiusi nelle scatole o appesi negli armadi per guardarli e piangere?». Un gesto che trasforma il dolore della morte in speranza nella vita. E, proprio per questo, la famiglia Tartamella ha deciso di aggiungere anche beni di prima necessità, materiale scolastico e farmaci.
La scelta non casuale della meta
Una solidarietà a quasi 7mila chilometri di distanza. Quanti bisogna coprirne per arrivare dal Trapanese alla Mauritania. «Non potevamo scegliere altra meta», spiega il genitore al nostro giornale. Da motociclista appassionato di deserti, nell’ottobre del 2025 l’uomo ha intrapreso un viaggio in solitaria nella zona più a Sud della Tunisia, al confine con l’Algeria. «Ho visto villaggi pieni di bambini a piedi scalzi e vestiti strappati. Immagini che mi hanno spezzato le gambe – racconta il padre di Francesco -. I genitori non hanno mai accettato soldi. Ma mi hanno fatto capire che avrebbero avuto, semmai, bisogno di vestiti e strumenti utili per la vita quotidiana». Tornato in Italia, Giuseppe non smette ancora di pensare a quei bambini. «Mi sono rimasti nel cuore – ricorda – e continuavo a parlarne con mia moglie». Poco dopo, è stato quello che alcuni chiamano caso a indicare la via ai due genitori.
In giro per il mondo non più solo le foto di Francesco
«Sui social, mi è capitato un post di Bambini nel deserto». Una piccola associazione che si occupa di raccogliere donazioni, come dice lo stesso nome, per bambini che vivono in zone di deserto. «Abbiamo contattato il presidente e deciso subito che è a quei bambini che avremmo voluto vedere indossare vestiti, scarpe e accessori di nostro figlio». Un passo in più rispetto ai viaggi dei compleanni mancati degli ultimi anni. «Una volta abbiamo lasciato una foto di Francesco in una grotta ghiacciata dell’Islanda. L’anno dopo, un’altra su una mongolfiera in Cappadocia, con il proprietario che ci ha assicurato che la porterà sempre in volo con lui».
La raccolta fondi per l’Infermeria di Federica

Una presenza che si fa più concreta con il viaggio della famiglia di Castellammare del Golfo – del tutto a loro spese – di nove giorni tra cinque villaggi della Mauritania. «La raccolta fondi dal titolo Tutto si trasforma, che abbiamo lanciato insieme a Bambini nel deserto, serve per comprare soprattutto medicinali e attrezzature mediche», spiegano i genitori. Un’aggiunta di solidarietà dovuta al fatto che in quella zona dell’Africa, precisamente a Terjit, «hanno inaugurato l’Infermeria di Federica. Un piccolo centro sanitario indispensabile per provare a salvare persone che rischiano ancora di morire per un banale virus o batterio». Una realtà intitolata a una studentessa di Medicina morta prematuramente, che «ha reso il cuore del deserto meno arido e più umano». A cui la famiglia Tartamella, adesso, vuole dare il suo contributo. «Vorremmo che a nostra figlia Cloe – conclude il padre – restasse l’esperienza diretta del fatto che alcune vite continuano attraverso ciò che mettono in movimento».