Le impostazioni del sito internet del fisco non possono ricadere sulle imprese: a sancirlo è una sentenza della corte di giustizia tributaria di secondo grado della Sicilia. Che interviene sugli automatismi del sistema fiscale digitale con una decisione destinata a diventare un precedente importante per la giurisprudenza. Il contezioso tra una società e l’Agenzia delle […]
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Crediti Superbonus, sentenza in Sicilia: i limiti del fisco online non possono penalizzare gli utenti
Le impostazioni del sito internet del fisco non possono ricadere sulle imprese: a sancirlo è una sentenza della corte di giustizia tributaria di secondo grado della Sicilia. Che interviene sugli automatismi del sistema fiscale digitale con una decisione destinata a diventare un precedente importante per la giurisprudenza.
Il contezioso tra una società e l’Agenzia delle entrate
Tutto inizia il 31 dicembre 2023, quando una società trasmette un modello F24 per versare, in regime di ravvedimento operoso, l’Iva del mese di agosto. Intendendo utilizzare in compensazione i crediti d’imposta maturati con alcune agevolazioni edilizie, come Superbonus ed Ecobonus, in scadenza proprio a fine anno. Tra weekend e festivi, però, il primo giorno lavorativo utile per il pagamento diventa il 2 gennaio 2024. A quel punto, l’Agenzia delle entrate scarta la pratica, ritenendo assenti – perché ormai scaduti – i crediti. La società, però, decide di appellarsi alla giustizia e – dopo il rigetto del ricorso in primo grado e il seguente appello -, ha ottenuto il favore dei giudici. Che hanno disposto l’annullamento del provvedimento dell’Agenzia.
Le aziende alle prese col fisco digitale
Per la corte, «l’innovazione tecnologica e gli automatismi informatici non possono incidere sull’effettivo esercizio di un diritto quando il contribuente ha rispettato tutte le prescrizioni normative», rendono noto dallo studio di consulenza Crispino, che ha seguito l’azienda con l’avvocato tributarista Rosario Antonio Nicolosi. «La Corte ha distinto il comportamento del contribuente dal funzionamento della piattaforma telematica – commenta il legale -. La sentenza riafferma un principio destinato ad assumere rilievo anche in controversie analoghe». «Negli ultimi anni il rischio fiscale si è progressivamente spostato dall’interpretazione della norma alla gestione delle procedure telematiche – aggiunge Armando Crispino, commercialista, revisore legale e fondatore dello studio -. Così evolve anche il ruolo del commercialista, chiamato non solo a garantire la correttezza dell’adempimento fiscale, ma a renderlo pienamente dimostrabile attraverso processi tracciabili, evidenze documentali e procedure presidiate».