Foto di Comune di Messina

A Messina il cimitero diventa un progetto turistico esperienziale: tra picnic e visite guidate

È tra le mode del momento: il turismo esperienziale, un modo di viaggiare che mette al centro le emozioni e il coinvolgimento attivo del turista. In modi che, in Sicilia, possono sorprendere. Come, ad esempio, facendo un picnic al cimitero. Deve averla pensata così – e non a torto – la Regione Siciliana, che ha finanziato, con 3 milioni di euro, 12 progetti di turismo esperienziale sull’Isola, tra cui anche la fruizione alternativa di beni artistici e monumentali, come il Gran Camposanto di Messina.

Il cimitero Monumentale di Messina

Quello di Messina non è soltanto il principale cimitero cittadino, ma anche uno dei più importanti d’Italia. Rappresentando una sorta di museo a cielo aperto della storia, dell’arte e della memoria messinese. Per molti studiosi è il secondo cimitero monumentale italiano per valore artistico, dopo quello genovese di Staglieno, uno dei più grandi d’Europa. L’origine di questi cimiteri è legata alle trasformazioni sanitarie dell’Ottocento. Quando i vecchi luoghi di sepoltura cittadini, ormai insufficienti, e le epidemie di colera spinsero le amministrazioni comunali a progettare grandi cimiteri extraurbani. Così, a metà dell’800, il Comune di Messina bandì un concorso per la realizzazione dell’opera, vinto dall’architetto messinese Leone Savoja. I lavori iniziarono nel 1865 e il complesso fu completato e inaugurato nel 1872.

La città dei morti vissuta dai vivi

Savoja concepì il cimitero secondo il gusto romantico ottocentesco: non una semplice necropoli, ma un grande giardino monumentale integrato nel paesaggio. E posto su un versante panoramico della città, con ampia vista sullo Stretto. Tra viali alberati, terrazze, monumenti funerari e architetture scenografiche, su un’area di 22 ettari. L’idea era quella di creare una città dei morti ordinata e solenne, dove le famiglie più importanti di Messina potessero celebrare il proprio prestigio attraverso cappelle, mausolei e sculture. E vivere il cimitero secondo il sentimento ottocentesco: potendo, quindi, anche passeggiare, ammirare le opere d’arte, incontrare conoscenti, riflettere, leggere o accompagnare ospiti forestieri interessati all’architettura e alla scultura.

La memoria dello Stretto

Il Gran Camposanto ha assunto un ruolo ancora più importante dopo il devastante terremoto nello Stretto di Messina del 1908. Il sisma ha distrutto gran parte della città e cancellato numerosi edifici storici, ma non il cimitero. Molte opere monumentali sono sopravvissute, rendendo il camposanto un luogo di memoria artistica e testimonianza unica della scultura e dell’architettura cittadina antecedenti al terremoto. Si tratta, dunque, di uno di quei rari luoghi in cui si può leggere la storia di Messina degli ultimi 150 anni attraverso monumenti, iscrizioni, simboli e sepolture.

Il Gran Camposanto di Messina tra visite guidate, arte e natura

Negli ultimi anni il complesso monumentale è stato sempre più valorizzato come patrimonio storico e artistico. Al suo interno vengono organizzati percorsi guidati, iniziative culturali e attività di promozione turistica. E non è difficile vedere al suo interno persone che consumano dei picnic a fianco delle tombe dei propri avi. Ma anche mamme che approfittano di una passeggiata nella natura col proprio figlio in passeggino, mentre portano un fiore sul loculo di un proprio caro. Tra gli elementi più significativi del complesso ci sono centinaia di cappelle e monumenti funerari in stile neoclassico, liberty ed eclettico. Tutte opere realizzate dai principali scultori siciliani dell’epoca. Ed è possibile vedere anche il Famedio, un mausoleo destinato ai personaggi illustri della città. Qui furono collocate le spoglie di Giuseppe La Farina e di altre figure di rilievo della storia messinese.


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