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Critica la banca su Facebook e gli viene revocato il conto: il caso nelle Madonie

Una Pec che comunica il recesso unilaterale di un conto corrente bancario, senza però esplicitare la motivazione della decisione presa dal Banco di Credito Cooperativo delle Madonie. A destare stupore è soprattutto il soggetto nei confronti del quale è stata avviata la procedura di chiusura da parte della banca. Si tratta di Vincenzo Lapunzina, giornalista molto attivo nel territorio madonita e volto della battaglia per l’istituzione delle zone franche montane.

I post sulla Bcc Madonie

La penna di Lapunzina non ha risparmiato la banca madonita, sulla quale ha scritto due post Facebook molto critici. Il primo, dal titolo Bcc Madonie, numeri solidi. Ma la comunità dov’è? pubblicato il 28 aprile 2026; il secondo, Bcc Madonie: numeri solidi, partecipazione fragile, del giorno prima. Il 5 maggio, quindi pochi giorni dopo la pubblicazione, arriva la comunicazione dell’immediato recesso unilaterale. «La banca intende recedere, così come in effetti recede, dal contratto di conto corrente n. 004/315497 con effetto a decorrere dal sessantunesimo giorno successivo. Saranno revocati tutti gli ordini di pagamento periodici disposti a valere sullo stesso conto e tutti gli strumenti di pagamento (ad es. bancomat) regolati sul medesimo», scrive l’istituto di credito, chiedendo poi la restituzione del materiale messo a disposizione, senza però specificare alcuna motivazione.

I dubbi sul recesso

Ciò induce Lapunzina a ritenere che possa trattarsi di una grave violazione costituzionale perpetrata ai suoi danni: «Il mio conto corrente non risulta assistito da affidamenti o aperture di credito. Non presenta utilizzi in sconfinamento, non è collegato a mutui, finanziamenti o altre esposizioni debitorie. Inoltre, è stato regolarmente utilizzato quale ordinario strumento operativo dell’attività imprenditoriale del sottoscritto e non ha mai registrato operazioni anomale, sospette o incompatibili con la normativa antiriciclaggio – precisa Vincenzo Lapunzina a MeridioNews -. Il conto ha sempre avuto movimentazioni coerenti con il profilo economico e professionale del titolare. Senza contestazioni, segnalazioni o richieste integrative da parte dell’istituto in ordine alla provenienza dei fondi, alla tracciabilità delle operazioni o alla conformità dell’operatività bancaria alla disciplina antiriciclaggio. Ne consegue che il recesso comunicato dall’istituto non appare sorretto né da esigenze di tutela del credito né da profili di rischio normativo o reputazionale».

Il quadro giuridico

Il contratto di conto corrente bancario a tempo indeterminato consente il recesso unilaterale come previsto nel Codice civile. Tuttavia questa facoltà non può essere esercitata arbitrariamente. Né in violazione dei principi di correttezza e buona fede previsti dagli articoli 1175 e 1375 del Codice civile.

La Corte di Cassazione ha chiarito che anche il recesso ad nutum è soggetto al sindacato giudiziale sotto il profilo dell’abuso del diritto. Ciò qualora venga esercitato con modalità impreviste, sproporzionate o lesive dell’affidamento del cliente. La settimana scorsa, infatti, Lapunzina ha risposto alla Pec chiedendo perché la banca abbia preso questa decisione, senza tuttavia ricevere alcuna risposta.

Anche MeridioNews non è riuscito a ottenere chiarimenti. Il direttore generale, Dario Vincenzo Di Vita, non ha voluto parlare con la redazione, mentre il presidente Gennaro Leonardo ha sostenuto che la motivazione fosse indicata nella Pec, nonostante gli sia stato fatto presente che nel documento non compare alcun riferimento. Successivamente, il presidente ha richiamato la tutela dei dati personali di Lapunzina, per non fornire spiegazioni sul recesso disposto dalla banca.

Le accuse di possibile ritorsione

«L’assoluta carenza motivazionale del recesso, unita alla mancanza di qualsivoglia anomalia bancaria o finanziaria, induce pertanto il fondato timore che il provvedimento possa essere stato determinato da ragioni estranee al rapporto contrattuale. Anche eventualmente riconducibili a intenti ritorsivi o compressivi dell’attività professionale e giornalistica esercitata dal sottoscritto – lamenta ancora il giornalista -. Tale eventualità, ove anche solo indirettamente confermata, assumerebbe profili di estrema gravità sotto il piano civilistico e costituzionale. In relazione ai principi di libertà di stampa, libertà di manifestazione del pensiero e tutela dell’iniziativa economica come indicato nella Costituzione».


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