Il broker di Cosa nostra e l’affare dei mutui truccati: «Vulcano è una bomba, può fare tutto»

Giuseppe Vulcano? «È una bomba atomica che può fare qualsiasi cosa». Dalla concessione di un mutuo, alla falsificazione di una busta paga, dall’acquisto di una casa all’asta all’elaborazione di un testamento falso. Una vera miniera d’oro e non solo per il mandamento mafioso palermitano di Brancaccio. Vulcano è tra i nomi più caldi dell’operazione antimafia che nei giorni scorsi ha portato a 32 fermi. Parente acquisito del capomafia Tommaso Lo Presti, reggente del mandamento di Porta Nuova, Vulcano sarebbe stato l’uomo delle operazioni economiche. Grazie a lui, secondo i magistrati della procura di Palermo, Cosa nostra avrebbe riciclato denaro e incrementato le sue risorse.

Un ruolo trasversale con una piccola parentesi anche in politica da candidato al Consiglio comunale di Palermo. Era il 2022 quando il ragioniere, classe 1989, si candidò con la lista Lavoriamo per Palermo, collegata all’attuale sindaco Roberto Lagalla. Il primo cittadino, con cui Vulcano è ritratto in alcune foto reperibili sui social network durante un convegno elettorale allo Sporting Village, ha detto di non ricordare tramite quale persona sia finito in lista. Alla fine i voti furono pochi, quasi 300, e non bastarono per ottenere un seggio a palazzo delle Aquile.

Giuseppe Vulcano e la parentela con Tommaso Lo Presti

Il ragioniere 37enne, secondo le accuse, avrebbe avuto un occhio di riguardo per i propri parenti. In particolare per il capomafia Lo Presti. Tra le prestazioni rese ci sarebbe quella relativa all’acquisizione di due villini per evitare controlli patrimoniali nei confronti del parente, sposato con la cugina, Teresa Marino, anche lei condannata in via definitiva per mafia. Uno dei villini, al civico 11 di via Parrini, sarebbe stato acquistato da un uomo straniero senza le necessarie risorse economiche, ma incaricato da Vulcano per la partecipazione alla vendita giudiziaria. Ottenuto il villino, il ragioniere si sarebbe occupato anche della ristrutturazione.

«Ogni volta che acquista una casa, pensano che siano soldi illeciti, gliela sequestrano sempre – spiegava in un dialogo intercettato riportato nel provvedimento di fermo – Non potendola comprare, allora l’ho comprata io, gli ho fatto un mutuo. Gliel’ho ristrutturata tutta e gliela sto affittando, una bella villa che ho preso all’asta, una signora villa. Vale più di 500mila euro e gliel’ho presa a 150 e altri 100 gliene ho spesi».

Secondo gli inquirenti, Vulcano si sarebbe occupato anche di false attestazioni al tribunale per i minorenni. Nello specifico avrebbe predisposto della documentazione, ritenuta falsa, per dimostrare che un minore era iscritto in un istituto scolastico paritario, con l’obiettivo di dimostrare l’avvio di un percorso scolastico regolare. In questo contesto, sarebbero emersi anche dei contatti tra Vulcano e un docente che si sarebbe prestato a fornirgli aiuto per ottenere il certificato di iscrizione. Falso sarebbe stato anche un contratto di lavoro a favore di Teresa Marino, iscritta come dipendente di uno street food in via Maqueda.

I pentiti: «Ti faceva fare i mutui con le buste paga false»

A parlare di Vulcano sono anche alcuni collaboratori di giustizia. Tra questi Rosario Montalbano. L’uomo, arrestato per mafia e una serie di estorsioni, l’8 marzo 2024 inizia a sbottonarsi con i magistrati. Il nome di Vulcano lo pronuncia qualche giorno dopo, il 29 maggio, a proposito delle gestione di un bar «che avevano quelli di Brancaccio». Giuseppe Vulcano «lo avevano loro, quelli di Brancaccio – aggiunge a verbale – Ti faceva avere le aste, ti faceva fare i mutui. Cioè senza documenti e niente tu pigghiavi (prendevi, ndr) la casa». Ma com’era possibile? «Lui aveva gli amici dentro la banca – sostiene il pentito – É bravo, cioè sono proprio i direttori di banca che se lo sono messo vicino». Secondo il pentito banche e direttori non avrebbero mai potuto sapere che dietro documenti e richieste di mutui si sarebbero celate, per esempio, delle «buste paga false», continua il pentito.

Una ricostruzione simile a quella fatta da un altro pentito, Francesco Centineo, componente della famiglia mafiosa di Bagheria. «Ho visto Giuseppe Vulcano l’ultima volta a ottobre 2025. Mi sono recato nel suo studio – racconta ai magistrati – Si occupa di mutui, finanziamenti, aprire ditte, falsificare. É in grado di fare ottenere mutui a chiunque non ne abbia diritto». Per riuscirci sarebbero state create della buste paga e delle dichiarazioni dei redditi false. In alcuni casi, addirittura, sarebbero state aperte delle partite Iva retroattive per fare sembrare i richiedenti solvibili.

Ottenuti i soldi, le false dichiarazioni sarebbero poi state cancellate con richieste di correzione all’Agenzia delle entrate, evitando così di pagare le tasse dovute. In questo contesto Vulcano avrebbe beneficiato dell’aiuto di tre intermediari finanziari. Stando alle parole di Centineo, Vulcano sarebbe stato specializzato anche nell’apertura di imprese fittizie grazie a dei presunti appoggi alla Camera di commercio: «Me lo ha detto lui personalmente – spiega – Perché mi aveva proposto di ottenere un mutuo di 250mila euro, di cui 50mila euro li avrebbe trattenuti lui». «Vulcano mi hanno detto che è una bomba atomica e che era in grado di fare qualsiasi cosa».

Le aste e il mandamento di Brancaccio

Sotto la lente d’ingrandimento della procura, come accennato, sono finiti in particolare i rapporti tra Vulcano e gli appartenenti al mandamento mafioso di Brancaccio. Il 9 luglio 2024, per esempio, all’interno dello studio professionale del ragioniere 37enne le cimici registrano una riunione alla quale prendono parte indagati e condannati per mafia, tutti ritenuti affiliati al mandamento. «Il motivo della riunione – si legge nei documenti dell’inchiesta – era quello di conoscere l’esito delle aste immobiliari gestite da Vulcano per conto della famiglia mafiosa, secondo le direttive impartite dal defunto Giancarlo Romano». Proprio le aste sarebbero state uno dei business principali del ragioniere. Procedure inquinate, secondo le accuse, attraverso intimidazioni e regali per mettere fuori gioco i possibili concorrenti.

Tra i contatti di cui avrebbe beneficiato Vulcano anche quello di un’impiegata di uno studio legale di Palermo, la quale non solo lo avrebbe informato della presenza di altri offerenti, in merito a un’asta giudiziaria per un immobile, ma avrebbe manifestato «piena consapevolezza del progetto dello stesso Vulcano, finalizzato ad allontanarli».


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