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La Sicilia locomotiva d’Europa: nei sogni (e nei conti) di Schifani cresce più della Germania

C’è una Sicilia che corre, sgomma e sorpassa in corsia d’emergenza le big d’Europa. Lasciando la Germania di Scholz e la Spagna di Sánchez a mangiare la polvere. Non è, di certo, la Sicilia dei treni lumaca, dei rubinetti a secco o dei giovani in fuga col biglietto di sola andata. È la Sicilia che vede la crescita del suo Pil regionale del 9,3 per cento, rispetto al periodo pre-Covid. Il nuovo miracolo economico raccontato dal presidente della Regione Renato Schifani: un Pil che vola sulle nuvole, sopra un’isola che non c’è. «Cresciamo più della Germania», dice il governatore. Citando dati più da manuale elettorale che da rapporto Istat o Svimez. Eppure non sembra. Come si spiega?

L’illusione del rimbalzo e l’anestesia dei fondi pubblici

Come sempre, innanzitutto, serve il contesto. Altrimenti, parlare di una crescita del Pil della Sicilia superiore a quella delle locomotive europee, è come vantarsi di andare più veloci di una Ferrari. Ma mentre noi siamo in discesa e lei è ferma al semaforo. La Sicilia viene da un decennio di asfissia economica, Covid compreso, a cui è seguita un’iniezione massiccia di fondi extra-regionali, dal Pnrr ai residui della vecchia programmazione europea. Lecito chiedersi, dunque, se i numeri raccontino una crescita strutturale o una fioritura temporanea di chi vive di flebo pubbliche. E mentre la Sicilia accelera spendendo (spesso male e in ritardo) soldi che si esauriranno, la Germania rallenta perché è un gigante industriale che deve ricalibrare il suo intero modello energetico.

Infrastrutture da terzo mondo e Pil da primo

Il paradosso schifaniano raggiunge le sue vette quando si scontra con la logistica. E si fa magia: come può, altrimenti, crescere un’economia in cui, per andare da Trapani a Siracusa in treno, serve contare i giorni e non le ore? O in cui la siccità è passata da emergenza a incapacità gestionale, mettendo in ginocchio l’agricoltura, unico vero asset produttivo rimasto? Dire «Cresciamo più della Spagna» guardando al dato aggregato e non ai servizi al cittadino sembra un gioco delle tre carte. Con cui intrattenersi durante le lunghe liste d’attesa nella Sanità.

La politica dei proclami e il deserto sociale

Un dato, quello del Pil della Sicilia al 9,3 per cento, che può essere tecnicamente corretto, ma con un uso distorto. Utile a coprire le crepe di una coalizione che litiga su tutto: dalle nomine nella Sanità alla spartizione dei sottogoverni. E che non risolve i nodi della reale crescita, come il tasso di occupazione imbarazzante, il lavoro povero dilagante e la fuga dei cervelli che prosegue inarrestata. I numeri, d’altronde, sono come lattice: se li si tira abbastanza, possono sembrare qualunque cosa. Ma la politica non è un ufficio statistico distaccato. È visione e strategia. E, se proprio dobbiamo guardare alla Germania, evitiamo almeno di fare come il Barone di Münchhausen: che cerca di tirarsi fuori dalla palude tirandosi per i capelli.


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